Incontro con Valeria Luzi

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Valeria Luzi legge una sequenza dal suo libro “Ti odio con tutto il cuore” (Maccarrone Libri, L’Aquila)

Valeria Luzi irrompe fra il pubblico con la sicurezza di chi ha visto il suo primo libro troneggiare fra i bestseller e con l’umiltà di chi non dimentica la gavetta or ora ultimata.

Ha una fisicità impattante: tacchi alti su gambe chilometriche, capelli curati, abbigliamento sobrio ma di classe, sorriso accogliente. E ha quella luce particolare negli occhi che contraddistingue chiunque sia fermamente deciso ad essere felice.

Il suo rapporto con i lettori è strettamente personale: a tutti chiede il nome, con tutti si lascia fotografare. È questa la principale rivoluzione del self-publishing: l’esordiente non supportato da una casa editrice che metta in moto per lui il battage pubbicitario si espone in prima persona, sui social, nelle presentazioni, nei reading, e instaura un’interazione con il lettore.

Valeria Luzi ha un editore di primissima scelta alle sue spalle, la Newton Compton, che la ha contattata quando “Ti odio con tutto il cuore”, il libro autoprodotto da lei, ha scalato le classifiche di vendita di Amazon, ma nel cuore si sente ancora “indie”, secondo un termine oggi di moda per indicare lo scrittore indipendente, che scrive per passione e non per contratto e che bypassa il filtro dell’editoria tradizionale.

È una lettrice compulsiva e considera il Kindle il suo migliore amico; ama immergersi completamente nelle trame che la appassionano e trasformarle in immagini.

È una scrittrice disciplinata, che lavora senza orari ma per obiettivi (2000 parole al giorno, perché scrivere, ormai, per lei è una necessità più ancora che una fonte di reddito).

La Luzi si sottrae al cliché dello scrittore tormentato, alla ricerca di una sua strada non percorsa da altri, innovatore a tutti i costi. Il suo approccio con la scrittura è molto pragmatico: racconta di aver scritto “Ti odio con tutto il cuore”, fenomeno del passaparola e buon esempio di chick-lit di classe, prendendo spunto da “Ti prego, lasciati odiare” con cui Anna Premoli ha vinto il premio Bancarella.Created with Nokia Smart Cam

Soddisfatta da quella lettura e invogliata da quel successo, Valeria Luzi ha deciso di creare una storia simile, ambientata però in un mondo che conosce bene e che è molto in auge in questi anni, quello cioè della ristorazione.

Nella sua biografia, infatti, ci sono anche gli anni newyorkesi, ad imparare la lingua e a trovare la sua strada. Casualità ha voluto che fosse assunta, come Susi, protagonista del suo libro e suo alter ego a metà, nello stesso ristorante di Luca Manfè, che proprio in quegli anni ha partecipato a Masterchef U.S.A. sbaragliando gli altri concorrenti. L’amicizia l’ha spinta a seguire assiduamente il format; Gordon Ramsey ha così prestato al protagonista maschile molte caratteristiche fisiche e mentali.

Mi ha colpito la sincerità con cui Valeria Luzi ha citato le sue fonti e raccontato se stessa senza tessersi intorno quell’aura di incomunicabilità che sembra il vezzo dello scrittore contemporaneo.

Se non avessi ascoltato ieri sera Valeria Luzi alla libreria Mondadori di L’Aquila, che, grazie al proprietario, Roberto Maccarrone, può vantare una stagione di incontri con l’autore finalmente degna di un capoluogo di regione, probabilmente non avrei acquistato il suo libro.

Quando però le è stato chiesto perché lo consigliasse ai lettori, l’autrice ha risposto, fra lo scherzo e la consapevolezza: “Perché costa meno della droga, ma ha lo stesso effetto euforizzante. Regala un weekend di divertimento, sogno e amore”.

Non sono doni da disprezzare.

Sono già al terzo capitolo.

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