Il mago Casanova e i suoi trucchi

altAtTT0iqEPDwdkSZ7ua7kacXp6Tvqr0F1fOhqk1J43S4YVolava un tavolo quando siamo arrivati a Madonna in Panthanis, frazione di Montereale (AQ).

E questo significava irrevocabilmente tre cose: che lo spettacolo stava per finire, che siamo i soliti ritardatari senza speranza e che per qualche minuto saremmo tornati bambini.

Si stava esibendo, infatti, il 14 agosto 2014, il mago Casanova, di cui io conoscevo a malapena il nome e altri, da buoni spettatori di “Striscia la notizia”, sapevano vita, morte e miracoli.

Di miracoli, infatti, poteva tranquillamente trattarsi.

Brividi sulla pelle e bocche aperte per lo stupore sono state le nostre costanti durante tutta l’esibizione, ma, a dimostrare che l’anagrafe non sbaglia, il cervello lavorava per contrastare il messaggio che gli giungeva dagli occhi, perché un tavolo non può volare, una persona non può scomparire, un foulard non può farsi candela!

Mi odiavo da sola mentre mi accorgevo che la bramosia di capire mi troncava a metà il divertimento, tanto più che temevo fosse una bramosia frustrata, destinata all’insoddisfazione, perché, che ci crediate o no, il tavolo fluttuava nell’aria, la soubrette spariva e riappariva a comando e i foulard trasmigravano nelle candele.

L’attenzione della platea era alle stelle. Erano più muti i vivi che i morti dell’attiguo camposanto (circostanza che ha scatenato una polemica nel gruppo, fra chi, come me, riteneva di cattivo gusto organizzare uno spettacolo nella zona di rispetto cimiteriale e chi invece era favorevolmente colpito da questa mistione vita/morte).

Solo a posteriori mi sono accorta che la vera magia è nella fascinazione delle parole.

I trucchi c’erano e li ho intuiti a posteriori, quando, avvicinandomi al palco ormai vuoto, l’ho visto pieno della cartavelina che simulava la neve e che, probabilmente, era anche il foglio trasparente in cui i mago ha finto che fossero state previste le risposte del pubblico ai suoi quesiti.

Anche il baule da cui appariva e spariva la soubrette era truccato, ma la musica, le luci, le parole stesse di Casanova hanno depistato tutti.

E mi chiedo con quanta facilità un parolaio amante degli effetti speciali, che non si dichiari mago, che non cerchi la meraviglia ma la persuasione, che sia d’accordo con altri parolai come lui a trasmettere della realtà una visione distorta, possa convincere una popolazione che ha bisogno di sogni e che è disposta a credere anche che un tavolo voli e che un foulard diventi candela.

Montereale, 14 agosto 2014

 

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