L’Abbazia di Fossanova (LT)

WP_20150518_017“Ma qui ci siamo già stati!” prorompo con meravigliato disappunto varcando il portone di ingresso dell’Abbazia di Fossanova.

Come si può dimenticare l’amara sorpresa che si prova entrando in un luogo millenario e trovarsi di fronte a un ufficio postale? E nel trovare pubblicizzati come resort di prestigio casoni rossi a ridosso del’Abbazia?

Fossanova è un villaggio, ormai, e la modernità che vi trionfa sembra ridurre a patina anticata la storia dei secoli passati.WP_20150518_020

La fontanella attorno a cui schiamazzano gruppi di ciclisti, proprio di fronte la chiesa, l’aiuola che si fa parco pubblico, i selci scomodi “di facciata” e le botteghe medievali così simili a un centro commerciale sui generis mi procurano un’immediata sensazione di malessere.

Con i luoghi ho questo rapporto viscerale: certe volte mi trasmettono un istintivo malumore.

Ricordo bene che, nel 2010, finii a leggere un libro su una panchina, accigliata e scostante, mentre mamma e Marco si attardavano nel borgo, non tanto per interesse quanto per una filosofia tutta loro che si potrebbe riassumere nel motto “Ormai ci siamo”.

Per me non è così: se a pelle un posto non mi piace, non lo visito. E poi lo dimentico, come mi è capitato per l’Abbazia di Fossanova.

La mia “seconda volta” qui, perciò, si è limitata ad una visita sommaria alla chiesa e al chiostro.

Per raggiungere la chiesa si scende una decina di scalini, posizionati ad anfiteatro davanti alla facciata, probabilmente per esigenze prospettiche.

Il grande rosone, a cui fa eco uno più piccolo nella parete opposta, è il particolare più caratteristico di un edificio che sarebbe diventato paradigmatico della estetica cistercense. L’austerità delle mura bianca, solenni solo per le dimensioni, mi procura un moto di inadeguatezza: è un luogo davvero sacro, in cui puoi solo scrutare la tua anima, perché non troverai particolari artistici a distrarti. Le colonne, tutti eguali, i capitelli geometrizzanti, l’ampiezza delle navate impongono la forza della pietra e suggeriscono la solidità di una religione senza fronzoli.

Pensate che l’unico elemento di divergenza è questa colonna col capitello a becco di papera: sono stata

La colonna a becco di papera
La colonna a becco di papera

un quarto d’ora a rimirarla senza scorgere in quella rotondità niente di neppur lontanamente provocatorio. La ripropongo a voi, sperando che abbiate maggior intuito di me.

Una breve passeggiata al chiostro, anch’esso freddo nello splendore della pietra, ha chiuso questa mia seconda (e probabilmente ultima) visita all’Abbazia di Fossanova.

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