Acaya (LE)

20170104_152934Acaya era deserta.
Il castello era chiuso, le strade silenziose, le saracinesche abbassate.
Vagavamo come fantasmi nel borgo senza vita, osservando sconsolati i danni che la modernità gli aveva inflitto.
E dire che l’approccio era stato emozionante.
Dal nulla ci era apparsa una città fortificata in puro stile rinascimentale. Il portone d’accesso, sormontato da un severo Sant’Oronzo nell’atto di benedire i visitatori, lasciava intravvedere una enorme piazza immaginata per le parate militari. 20170104_153115
Il resto di Acaya ci era sottratto alla vista dalle poderose mura con cui il fondatore, Gian Giacomo dell’ Acaya appunto, aveva voluto celare al mondo la struttura della sua città ideale.

La brezza del mare, che si agitava a tre chilometri da lì, si incuneava fra le vie ortogonali del borgo e in qualche modo rasserenava l’ambiente.wp_20170104_15_30_28_pro
Cittadine come Acaya, benedette dall’arte, dalla storia e dalla natura, sono di solito valorizzate anche dagli uomini, che le animano con figuranti in costume, negozietti di souvenir, localini tipici.
Nulla di tutto ciò in questo guscio vuoto, ennesima occasione sprecata di un Sud bellissimo e sciupone.

Le stradine deserte di Acaya
Le stradine deserte di Acaya

Mi direte che siamo turisti fuori stagione, che il Salento a gennaio cade in letargo, ma che poi, quando in estate si sveglia, incanta tutti con la vitalità della sua gente.
Si può vivere una sola stagione l’anno?20170104_153634
I manifesti semistrappati sulle mura facevano riferimento ad eventi di quattro mesi fa; solo fra la chiesa e il municipio un volantino meno ingiallito degli altri invitava tutta a popolazione alla festa pubblica in onore di un centenario di Acaya.
Forse il segreto della longevità è custodito nei ritmi sonnolenti di questo borgo antico: vivere nascostamente, alla maniera epicurea, considerando come unici tesori “lu sole, lu mare e lu ventu“.

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