Il ristorante Acquarium di L’Aquila

Bisognava osare.
Se già la pausa pranzo tra un impegno lavorativo e l’altro è triste, umiliarla con un panino al volo sarebbe stato tristissimo.
Avevo una gran voglia di pesce: da sola, perciò, sono andata ad Acquarium, un ristorante che mi piace molto ma che non frequentavo da tempo per un fumoso ricordo di alterigia da parte del personale, dissoltosi totalmente di fronte al sorriso di un giovane cameriere.

Permane la remora per quel –cq- così poco latino, ma vi risparmio i miei deliri ortografici.
Ho preso “solo” l’antipasto, un po’ a fiducia perché non mi è stato proposto alcun menu.
Si è trattato, per varietà di portate e per prezzo, di un vero e proprio pranzo in miniatura composto esclusivamente da pesce di buona qualità.

Più che piatti, sono presentati vassoietti antipasto a quattro scomparti con sapori contigui.
Da amante dello storytelling, amo molto quei locali in cui ogni piatto viene presentato con qualche particolare; ad Acquarium invece i vassoietti si susseguono l’uno dopo l’altro senza altre parole oltre i “grazie” e i “prego” di routine.
Il profilo basso si conferma nelle portate, in cui il pesce doviziosamente offerto non viene organizzato in ricette complicate, ma servito nella maniera pià sempice e genuina possibile. Può osare tanto solo un locale sicuro della freschezza delle proprie materie prime.
I freddi sono serviti con salse a parte.
Bene.
Io che non le amo le ho restituite praticamente intonse ed ho gustato la bruschetta con il salmone, le alici con le carotine, il carpaccio e l’insalata di polpo come da proposta.
Buona come sempre l’ostrica, ma perché solo una? Devo cominciare a comprarle da me, se voglio mangiarne quante ne desidero!
Il piatto che ho amato di più è stato il terzo: non amo molto le cozze, ma questa impepata è stata davvero gustosa. Anche gratinate, le cozze mi hanno fatto girar la testa.
La porzione di seppie e patate, cuno dei miei piatti preferiti, è stata all’altezza dei miei sogni; più buona del previsto anche la polpettina di pesce che ha chiuso questa tranche.
Ormai sazia, ho piluccato qualcosa fra le vongole e le lumachine dell’ultimo piatto di portata e mi apprestavo ad andar via, quando, ad un tavolo vicino, è stato servito un soufflè al cioccolato presentato in maniera irresistibile.
Mi sono riaccomodata e ne ho chiesto uno, davvero ottimo, per me.
Il conto, 25 euro, non mi tratterrà dal ritornare ad Acquarium per replicare la goduriosa esperienza.

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