Acquasparta (TR)

Acquasparta è “la piccola Atene dell’Umbria”?

Il cervello mi va in cortocircuito nell’accostamento fonetico, assolutamente casuale, della capitale greca con Sparta, nemica sua e dell’arte.
A pelle, prima di entrare nella cittadina, già percepisco un’antipatia feroce per il luogo. Non è la prima volta che le mura di una città mi trasmettono vibrazioni. Ci sono luoghi che odio senza ragione, come Perugia, come Siena, e altri che inaspettatamente mi trasmettono l’idea di casa.

Riconosco l’irrazionalità di queste sensazioni, ma non so esimermi dal provarle.

Fatto sta che della breve visita ad Acquasparta il ricordo più piacevole è una buona ed economica pizza al taglio nella breve salita che collega il parcheggio alla piazza principale.

Il resto è noia.

Ci sono begli scorci, ad Acquasparta, ma non mi sembrano armonizzati.

Sono interessanti i vicoli stretti, medioevali, del ghetto ebraico, ma stonano con il corso chiassoso che sta qualche metro più su.

Sono ben conservate le mura dell’antico nucleo urbano, ma troppi varchi le deturpano e troppe automobili le attraversano.

Sono allegri i balconi fioriti di certe abitazioni, ma si specchiano magari in qualche bicocca in attesa di restauro immediatamente di fronte.

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Piazza Cesi

Straordinariamente brutta, a mio avviso, è poi Piazza Cesi, su cui si affaccia il blasonato palazzo omonimo, sede della prima accademia dei Lincei.

Magari, se fossi arrivata ad Acquasparta in orario di apertura del palazzo e avessi varcato la soglia che ospitò assai spesso Galilei, le mie impressioni sarebbero state diverse, ma così, vista dall’esterno, l’austera costruzione non si permea con i colori accesi delle case di fronte e gli arditi simbolismi della pavimentazione accrescono la disomogeneità del luogo.

Con buona pace del cartello esplicativo (e laudativo), che spiega i motivi per cui il restyling della piazza dovrebbe essere ammirevole, questa tappa non ha parlato al mio cuore.

Non me ne vogliano gli abitanti. Anzi, sarebbe bello se qualcuno facesse osservare a me e a chi si imbatte in questa pagina ciò che di bello i miei occhi non hanno saputo notare.

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