Amori di mamma un #@**% di Karen Alpert (37/2015)

WP_20150813_001Amori di mamma un #@**% di Karen Alpert ha acceso la mia curiosità a prima vista.

Prima ancora del contenuto, mi ha attratto la veste bibliografica: la grafica allettante, l’alta leggibilità e una copertina arancione tutta pasticciata, con la M chiusa in alto da un cuore e l’immagine di un infante urlante appeso a testa in giù sul lampadario.

Che questo libro dovesse esser mio non c’erano dubbi, ma come?

Avrebbero sconsigliato l’acquisto due motivi di immagine: se una donna senza figli compra un libro che ironizza sulla maternità viene subito considerata il nuovo Erode. Se un’insegnante di greco gradisce certi testi umoristici viene in un certo senso inficiata la sua professionalità (se si venisse a sapere quanto siano allegri e a tratti sboccati i classici non antologizzati scricchiolerebbe molto l’aura di austerità di cui è circonfusa la nostra professione).

Non me ne sono curata. Non solo, tornata a casa, ho subito iniziato l’amena lettura abbandonando senza troppo rimpianto il romanzo privo di verve che leggiucchiavo in quei giorni senza troppa convinzione.

Karen Alpert ha una comicità che richiama quella della nostra Luciana Littizzetto, fatta di lettere aperte divertenti (spettacolari quelle indirizzate oggi ai figli adolescenti del futuro, per evitare quelle incomprensioni inevitabili quando una donna è in pubertà e un’altra in menopausa), di neologismi immaginifici (la Jolanda della Lucianina nazionale diventa qui Yupidù o Vagigia) e di decaloghi spassosi mai ultimati per assenza di tempo.

Amori di mamma un #@**% offre conforto alle madri imperfette, tormentate dai modelli di astratta perfezione proposti dai media (e dalle suocere), e ridicolizza le perfezioniste che, con i loro sguardi di disapprovazione e le loro vanterie senza fondamento, vorrebbero scalfire l’autostima delle donne normali.

Secondo lei, per ogni foto di bimbo angelico postata su Facebook bisognerebbe esibirne un’altra in cui il pargoletto sembra posseduto dai demoni; non solo si risulterebbe più simpatici, ma si mostrerebbe alle ignare puerpere a che cosa si va realmente incontro quando si diventa mamme.

Comincia lei per prima, fornendo una buffa serie di istantanee: il risultato è che ai suoi bimbi pestiferi e a lei stessa, casalinga disperata, ci si affeziona veramente.

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