L’anno della lepre di Arto Paasilinna (16/1001)

paasilinna_arto_-_l_anno_della_lepreL’anno della lepre di Arto Paasilinna è un romanzo che trasmette gioia ed educa alla libertà.
Kaarlo Vatanen, il protagonista, è tutti noi: un uomo che trascina stancamente una vita irreggimentata dentro binari coercitivi, con rapporti interpersonali logorati dall’uso e dalla noia e con un lavoro che non soddisfa nè gratifica più.
La sua casa? “Un appartamento arredato secondo una strana insalata mista di idee prese dalle riviste femminili, superficiale e senza gusto dove imperava un evidente radicalismo con i suoi grandi manifesti e scomode sedie componibili dove era difficile muoversi senza inciampare in quache ostacolo. Tutto, in quell’appartamento, faceva a pugni. Specchio fedele del matrimonio di Vatanen“.

La rivista in cui scriveva? Lì, “L’informazione non passava, veniva annacquata, mascherata, ridotta ad una allegra storiella“.
Tutti questi falsi miti gli impedivano di riconoscere la bellezza che lo circondava.
La sua emancipazione passerà attraverso la dolcezza di un leprotto investito per caso.
Capitò anche a noi una sera, al crepuscolo, in una strada deserta del Gran Sasso, e fui turbata da quell’impatto quasi come Vatanen.
Con i suoi saltelli un po’ sghembi, col nasino aricciato e le vibrisse tese, col pelo morbido e le palline di sterco che sparge un po’ ovunque, infatti, il leprotto suscita tenerezza.
Ferirlo ci ferì e il ricordo di quei secondi di dolore ci spinge tutt’oggi a non affondare il piede sull’acceleratore anche quando le condizioni della strada permetterebbero ritmi di marcia più sostenuti.
Vatanen curò la lepre ferita, e con lei il suo animo oppresso ritrovò vigoria e gioia di vivere.
Paasilinna descrive con brio le avventure occorse al suo personaggio: si ride più volte, ci si commuove ogni tanto, si respira sempre aria fresca di laghi ghiacciati e boschi innevati.
Vatanen diventa così il nostro eroe: siamo fieri delle sue scelte, ligi anche noi ad una legge di natura che il mondo civilizzato pare aver dimenticato, fiduciosi nell’armonia universale.
Quando compaiono uomini di potere, più o meno fittizio, la satira di Paasilinna si impenna. Vorrei siglarlo io, più volte al giorno, ad esempio, il liberatorio biglietto che Vatanen fa trovare all’invadente datore di lavoro e alla scorbutica moglie da cui vuol congedarsi per sempre: “Finitela una buona volta di rompere!”!
E L’anno della lepre vorrei concedermelo una buona volta anche io!

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