Incontro con Antonio Caprarica

WP_20150117_015Antonio Caprarica suscita soggezione.

Ogni volta resto turbata dal contrasto fra i vestiti eleganti e le cravatte eccentriche (ieri, 17 gennaio, ne esibiva una rosa, nera e bianca che era un vero pugno nell’occhio), fra la posa austera e lo sguardo sornione, fra le parole misurate e le freddure al vetriolo.

Caprarica è una mina vagante, capace di zittire gli intervistatori, di umiliare il pubblico, di sostenere con autorevolezza posizioni politicamente scorrettissime senza mai abbandonare l’aplomb inglese che contribuisce ad accrescerne l’autorevolezza.

Il problema è che Caprarica parla benissimo: alla proprietà di linguaggio sbalorditiva aggiunge la capacità di frapporre fra l’uno e l’altro termine delle sue perorazioni quel mezzo secondo di pausa che, senza rallentare il discorso, rafforza ogni singola parola. Suggella il tutto una voce profonda, baritonale, che pacatamente puntella discorsi spesso rivoluzionari.WP_20150117_008

Il contrasto è soggiogante, credetemi.

Venti anni di vita londinese lo hanno reso intollerante ai bizantinismi e alle formalità nostrane. Al buon Angelo De Nicola che, con apprezzabile petizione di modestia, si diceva imbarazzato nel dar del tu ad un mostro sacro del giornalismo italiano, ha risposto argutamente: “Allora proviamo a darci del Lei”. Pochi minuti dopo, ha interrotto le ingenue vanterie di De Nicola, che insisteva sulla manifestazione in onore di Sant’Agnese, patrona dei maldicenti, nell’ambito della quale si inseriva il reading del suo Il Romanzo di Londra, ammiccando al pubblico: “Temo che continuerà fino a quando non gli riconosceremo quanto è stato bravo!”.

Antonio Caprarica a colloquio con Maria Rosaria La Morgia
Antonio Caprarica a colloquio con Maria Rosaria La Morgia

Nemmeno un’ora dopo, si è lanciato in un’intemerata contro la RAI, mettendo in grande imbarazzo la giornalista Maria Rosaria La Morgia, in bilico fra i doveri di ospitalità verso Caprarica e quelli di lealtà verso l’azienda per cui lavora. Per noi che assistevamo, lo scambio vivace di battute è stato davvero stimolante.

Antonio Caprarica racconta come, secondo la prassi della RAI, sia stato convocato, all’indomani della sua nomina a direttore di Radio Rai, davanti al comitato di valutazione per esporre il suo piano editoriale e come, dopo averlo illustrato, abbia sostenuto con foga che, a suo avviso, fosse un abominio il fatto che un giornalista, un rappresentante della stampa, avente ovunque funzione di controllare le azioni dei politici, fosse soggetto paradossalmente all’approvazione da parte di chi avrebbe dovuto sorvegliare.

La Morgia, illividita, cerca di rimarcare il ruolo sociale della sua azienda, vicina, ad esempio, a L’Aquila nei giorni bui del terremoto (e, oserei dire, sparita quando si sarebbe trattato di vigilare sugli abusi che ne stanno paralizzando la ricostruzione) nonostante un canone che è fra i più bassi d’Europa.

“Nessun’altra” tronca la questione Antonio Caprarica “ha introiti pubblicitari che ne ledono l’autonomia e impediscono, nel contempo, la formazione di nuove tv indipendenti”.

La platea dell'Auditorium della BPER gremita di spettatori.
La platea dell’Auditorium della BPER gremita di spettatori.

Il vero amore, la vera patria di Caprarica, si capisce fin da subito, è Londra, la città-mondo, l’ottimistica, volitiva patria del business e della libertà. La folgorazione ci fu, quando a quattordici anni, raggiunse per la prima volta St James Park e trovò, a malapena nascosti dai plaid, uomini e donne che celebravano Afrodite nella tolleranza generale: che contrasto con la sua Lecce, dove pochi giorni prima gli era stata appioppata una multa per aver cercato di baciare la fidanzatina di allora ai giardini pubblici!

Londra è rimasta così, vitale, energica, bellissima nella sua funzionalità. Sto leggendo con gusto il suo libro, che riporta qualcuno dei molti aneddoti citati nell’incontro di ieri. Altri ancora sono in lavorazione: come tutte le persone di successo, Caprarica non si sta cullando sul successo di Il romanzo di Londra, ma sta già lavorando ad un nuovo libro, che della capitale britannica svelerà i peccati. E in me, mentre lo ascolto, monta insopprimibile il desiderio di visitare Londra.

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