Magna Grecia all’Arena Sinni di Senise (PZ)

Arrivare all’Arena Sinni a Senise non è impresa facile.
I fasci di luce proiettati in alto fendono il buio della notte lucana e ci illudono che l’Arena Sinni sia lì, a due passi, giusto al di là del ponte sul lago di Montecotugno che lambisce la struttura.
La strada è sbarrata, però, e, nell’assenza quasi totale di insegne stradali, imbocchiamo una via che si restringe presto e si fa carreggiata polverosa.
Non cediamo, però, alla tentazione di rinunciare e raggiungiamo, così, una delle infrastrutture più incredibili di questa Basilicata contraddittoria e inaspettata.
L’Arena Sinni è un prodigio architettonico, l’ultima frontiera in fatto di teatro.

La struttura sembrerebbe classica: comodissime panche in legno hanno come unico tetto il cielo e, al di là del palcoscenico, un’enorme piscina si affaccia direttamente sul lago di Montecotugno.
L’enorme telone per le proiezione può scindersi in due parti, trasportabili su un comodo binario in qualunque punto di un’ideale circonferenza.
Le possibilità di proiezione sono infinite: un solo video o anche due, contrapposti, o addirittura tre, perché dalla piscina può attivarsi una raggiera d’acqua su cui il laser ricompone enormi figure anche tridimensionali.
I giochi di luce e gli effetti speciali sono infiniti: fumi, colori, musiche, canti e incanti.
Quando la tecnologia tace e torna il buio in sala, è la volta celeste ad accendersi di mille stelle, ricordandoci così che non siamo a Broadway, ma a Senise, in Basilicata.
Chi frequenta dunque l’Arena Sinni, che sorge isolata fra paesi in via di spopolamento in una zona non ancora scoperta dal turismo di massa?
Chiunque si trovi a soggiornare di lì a cento chilometri.
Va infatti in scena ormai da due anni Magna Grecia, spettacolo multimediale che coinvolge una cinquantina di ballerini e figuranti e racconta, in maniera piacevolmente romanzata, la storia dell’eciste Alexios e la nascita delle colonie greche in Basilicata.
Lo spettacolo è difficilmente esportabile: dove trovare altrove un teatro in cui possa navigare una nave, possano accendersi fiamme che divampano, possano accedere al palco anche le capre?
Magna Grecia rapisce tutti i sensi.
Il musical distrae dai contenuti, radicati però nella filosofia pitagorica che attecchì in queste terre.
Non c’è sipario: a spettacolo finito i ballerini si mescolano al pubblico, disponibili a fotografie e chiacchierate, mentre nell’aria si effonde già l’odore dei cornetti caldi appena sfornati dal bar dell’Arena Sinni.
Si va via lieti, senza neanche borbottare perché Giancarlo Giannini, Sabrina Impacciatore e gli altri nomi di grido strombazzati nei volantini di fatto si animano solo sugli schermi.

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