Il campo di prigionia 78 di Fonte D’Amore a Sulmona (AQ)

WP_20150322_001Se la visita al campo di concentramento di Dachau aveva innescato in me una serie di perplessità sulla conoscibilità del passato, la scoperta del campo di prigionia 78 di Fonte D’Amore, a Sulmona, mi ha definitivamente convinta che la rivisitazione di strutture militari di sussistenza a troppi anni di distanza dal loro smantellamento è solo fiction.

Il fantasma di un luogo di dolore in territorio sulmonese aleggiava da sempre nei ricordi degli anziani: solo negli ultimi anni, però, si è ricostruito con attenzione quanto è successo nell’amena frazione di Fonte D’Amore, lembo di terra steso fra il Morrone, col suo spettacolare eremo di Sant’Onofrio incombente fra le rocce, e il capoluogo peligno.

Le finestre originali

Le finestre originali

Quando, nel 1916, ci si accorse che fortilizi e monasteri non sarebbero bastati a custodire i detenuti di una guerra che non accennava a finire, furono costruiti in Italia diversi campi di prigionia. A quello sulmonese fu assegnato il numero 78 e per qualche tempo ospitò soldati nemici di etnia magiara, costretti a dormire su pagliericci appena sollevati da terra ed esposti ad ogni epidemia. La sola febbre spagnola ne falcidiò oltre trecento.

Condizioni di vita appena più possibili furono riservate ai prigionieri di lingua inglese durante la seconda guerra mondiale: le stesse baracche furono dotate di letti a castello e, nelle terribili camerate in cui erano assiepati, fu solo la rigorosa civiltà di quei prigionieri ad impedire esiti catastrofici.

Mentre nelle poche baracche assegnate alle popolazioni di origini slave erano all’ordine del giorno risse e tafferugli, in quelle destinate agli inglesi si adottarono subito leggi non scritte di convivenza, con turnazioni chiare sull’uso delle docce e sul vivere civile.

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L’interno della baracca

Addirittura, con il supporto di due giocatori della nazionale di calcio inglese, detenuti nel campo di prigionia 78 di Fonte D’Amore, si organizzarono appassionanti partite di calcio. Qualche anno fa un anziano medico londinese, che fu deportato a Sulmona durante la seconda guerra mondiale, tornò sui luoghi della sua prigionia e chiese di poter arrampicarsi sul tetto della baracca che lo ospitò. Nella commozione generale rinvenne lì i cerini che, assieme ai suoi amici, aveva nascosto cinquant’anni prima fra la controsoffittatura (oggi caduta) e il tetto.

Questa è la storia, non priva di gesta di eroismo da parte della popolazione locale che, a rischio della vita, soccorse, nascose e nutrì chiunque fosse riuscito ad evadere dal campo di prigionia 78 (secondo la leggenda, centro di smistamento verso i famigerati campi di concentramento hitleriani).

La baracche ancora in piedi

La baracche ancora in piedi

La realtà non è pari a tanta epica: dell’antica baraccopoli (ancora sotto il controllo militare) solo poche costruzioni restano in piedi, in condizioni tanto precarie che è stato possibile visitarne solo una, e per metà.

A ricordo di una sofferenza così grande, rimane solo qualche graffito a muro, con la riproduzione di alcuni stemmi militari ormai sbiaditi dal tempo, a riprova dell’orgoglio nazionale di certi prigionieri. Null’altro.

I portoni in alluminio aggiunti in epoca recente danno l’idea (secondo me neppure troppo pellegrina) di tanti garage ad usum militiae.

Nonostante l’ottima organizzazione della visita, curata dal liceo classico di Sulmona nell’ambito delle giornate FAI del territorio, poco o nulla mi resterà di un luogo che desideravo da tempo visitare e che è stato infinitamente deludente rispetto a quel che immaginavo di trovare.

2 commenti su “Il campo di prigionia 78 di Fonte D’Amore a Sulmona (AQ)

    • Benedetta Colella il said:

      Temo che il campo sia aperto solo episodicamente. Prova a chiedere all’ufficio informazioni di Sulmona ( 0864.210216). Sicuramente ne sapranno di più.

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