Candele a Candelara (PU)

Pesaro 173 Candele a Candelara: a questo magico mercatino di Natale è dedicata una bella pagina in 1001 mercatini in Italia da visitare almeno una volta nella vita di Assunta Corbo.
Da quando, due anni fa, ne ho scoperto l’esistenza, è cresciuta in me la voglia di perdermici dentro. Non mi hanno aiutato le date: Candele a Candelara anima il grazioso borgo di Candelara, frazione di Pesaro, tre sole settimane l’anno, nei weekend precedenti il Natale.
Solo il 7 dicembre 2015 ho varcato il monumentale ingresso alla manifestazione, composto di tre ceri giganti e migliaia di piccole candele, la cui luce fioca era offuscata dal sole ancora alto nel cielo.

L'ingresso alla manifestazione
L’ingresso alla manifestazione

Parcheggiare è stata epica impresa: nonostante fossimo in grande anticipo rispetto al primo momento magico (il paese, infatti, resta per 15 minuti ogni ora privo di elettricità, illuminato solo da migliaia di fiammelle che crepitano al cielo), non c’era un solo anfratto libero. La guardia municipale ci ha addirittura consigliato di arrivare a Pesaro e prendere da lì la navetta gratuita, ma noi tenaci, a furia di girare in tondo, abbiamo finalmente posizionato la Verso a “soli” 2 chilometri dal centro).
L’entusiasmo iniziale è stato ben ripagato: immaginate centinaia di casupole in legno di altissimo artigianato che propongono candele di ogni foggia e funzione. Nessuna cineseria, nessun articolo dozzinale: solo arte povera che arricchisce l’anima.


C’era l’esperto in cera d’api che illustrava ai bimbi di tutte le età, con toni favolistici, la storia delle sue candele, dall’ape alla vendita; c’erano gli oggetti alla moda, inarrivabili per design e per prezzi, c’erano candele intagliate in ogni forma, c’erano, a latere, meravigliosi stand come quello, tutto color lavanda, profumatissimo di aromi o come quelli in cui il cioccolato sgorgava liquido e godurioso fino al bicchiere.

L'accesso al borgo
L’accesso al borgo

Il borghetto si presta benissimo all’ammirazione: grandi mura di cinta, un ponte che fu levatoio, un meraviglioso orologio ad una sola lancetta che orna l’ingresso, un corso tutto perimetrato di presepi di ogni foggia, poi vicoli stretti e un grande parco, per l’occasione colonizzato da Babbo Natale e dai suoi alacri aiutanti, artisti di strada, clown, giocolieri.


Dopo una prima ora di meraviglia, però, l’agorafobia ha cominciato a giocare brutti scherzi: la folla continuava a fluire, senza soluzione di continuità, intasando le vie e impacciando i movimenti, fino alla paralisi delle 17.15, un quarto d’ora prima dello spegnimento, quando i ponti telefonici sono saltati e non è stato possibile raggiungere il punto di ritrovo con i nostri amici, a poche decine di metri, perché centinaia di persone camminavano in direzione opposta.
Poi, finalmente, lo spegnimento tanto atteso.
Emozioni, nessuna.
Quindicimila telefonini si sono accesi all’unisono per fotografare il momento, col solo risultato di ottenere una luce fredda dieci volte più potente di quella calda delle candele accese; dal campanile sono partiti giochi di luce praticamente invisibili nella nostra posizione; i cento palloncini illuminati dal led e Pesaro 169innalzati all’unisono al cielo sono volteggiati troppo compatti, troppo veloci; degli incongrui mimi, illuminati anch’essi col led, spiccavano fra la folla con il loro ballo folle, ma, anch’essi distoglievano l’attenzione dalle candele ardenti.
Quando è tornata la luce elettrica è stata una liberazione.
Defluendo verso l’uscita con gli amici ritrovati, è scoppiata una accesa discussione fra gli entusiasti e i perplessi che ci ha tenuto impegnati, fra risate e considerazioni, fino alle macchine.
Pesaro 174Nel frattempo, il tempo scorreva e ci siamo trovati in strada, con il borgo di Candelara ben visibile sulla collina, proprio in occasione del secondo spegnimento. Nonostante l’inquinamento luminoso che ostacolava la vista, siamo riusciti ad apprezzare solo lì il gioco di luci (simili ad un incendio nella notte) e i palloncini che sono la peculiarietà di Candele a Candelara.

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