Il capodanno delle sette stelle ad Arsita (TE)

PleiadiSenza scomodare Halloween, abbiamo motivi tutti nostri per festeggiare il primo novembre.

Nel cielo autunnale compaiono infatti le Pleiadi, presagio di gelo.

È la notte più lunga dell’anno, alla quale seguirà un lento, ma progressivo ritorno della luce. Vittorio Monaco, poeta e antropologo abruzzese, ha dedicato pagine indimenticabili a “Capetiempe”, il capodanno del contadino, festeggiato con tutti i santi all’inizio di novembre.

Ad Arsita, in provincia di Teramo, hanno avuto la buona idea di celebrare questa antichissima usanza con una frequentata manifestazione, chiamata “Lu capudann di li sett stell”, una passeggiata itinerante attraverso il centro storico per salutare con musica e teatro le Pleiadi di nuovo visibili.

Nel 2013 non riuscimmo a prenotarla in tempo, ma quest’anno ho cominciato a monitorare il sito dall’inizio di ottobre e sono riuscita fortunosamente a riservarci quattro posti per il primo dei dodici turni di visita. Così, carica di entusiasmo, sognando le stelle, con gli amici più cari e con i migliori presagi possibili, sono partita da L’Aquila alle 18.30 precise.

Un’ora dopo, di Arsita non c’era ancora nessuna traccia. Spersa fra le montagne dell’Appennino, priva di una via dritta da imboccare, la cittadina latitava e i minuti inesorabilmente passavano fra strade piene di buche e segnali stradali che parevano ignorarla.

Arrivare, parcheggiare a un chilometro buono dalla piazza, orientarsi, apprezzare anche l’ambientazione suggestiva creata da zucche e luminarie in centro e dirigersi fiduciosi alle casse è stata un’unica, frenetica azione.

Prima disillusione: cinque minuti prima del nostro avviso, i posti da noi prenotati erano stati venduti ad altri. Le organizzatrici sembravano tetragone ad ogni argomentazione razionale: eravamo comunque in orario, giungevamo da L’Aquila, che non si trova esattamente dietro l’angolo, avevamo prenotato da tempo…più della logica, ha potuto il fascino dell’amico bello, che ha sgranato indignato i suoi occhioni chiari e ha ottenuto i quattro pass che a noi erano stati negati.

Seconda disillusione: nessuna possibilità di far foto.

Terza disillusione: un tragitto impervio fatto di discese ripidissime e risalite da fiato corto, apparentemente senza motivi estetici che sconsigliassero un percorso più piano. Le scenette che si sono susseguite durante la passeggiata senza senso (almeno per noi che speravamo di osservare le stelle e non le comparse che balbettavano battute trite e ritrite in dialetto teramano) solo raramente ci hanno strappato un sorriso.

In particolare, ci è piaciuto uno sketch fra Cappuccetto Rosso e il Lupo, che nella pausa dal lavoro facevano gossip sui colleghi delle favole, invidiavano la principessa sul pisello e “aspettRavano” il fantasma formaggino. Un altro, carino, riproduceva scene di vita familiare tra tradizione e innovazione.

Sì, ma le stelle dove sono? Per quale motivo la festa è intitolata a loro se poi si è parlato di tutt’altro, tolti due minuti a declamare i versi di Esiodo e Saffo e uno a parodiare la magica storia delle sette sorelle, figlie di Atlante e Pleione, e di Orione, un vero stalker ante litteram?

Gli astronomi veri c’erano, ma fuori dal tragitto, su un terrazzo in centro che subiva pesantemente l’inquinamento luminoso. Alle 22.20, quando siamo andati via, stavano ancora sistemando i puntatori dei telescopi per ammirare le Pleiadi.

Poco importa: abbiamo ancora sei mesi per vederle in cielo.

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