Castello Camponeschi a Prata d’Ansidonia (AQ)

WP_20150726_023Castello Camponeschi domina la piana.

Lo guardiamo svettare fra il verde del bosco fitto e ci pare impossibile che sia stato abitato fino a cinquanta anni fa. Il nastro d’asfalto si inerpica in salita, si assottiglia, lascia per breve tratto il posto alla ghiaia: poi il castrum ci blocca la strada all’improvviso.

Un cancello in ferro, di solito chiuso, si apre per noi di Borghi d’Abruzzo.

Per la prima volta nella mia vita non sono la più sudata del gruppo né la più stanca.

I miei atletici amici, capitanati da Antonio Pattuglia, hanno attraversato il bosco con la sola forza delle gambe e vengono a piedi da Bominaco, due colline più in là. Io, che spaccio la pigrizia per modernità, sono arrivata qualche minuto prima a bordo della mia impolverata Verso.WP_20150726_028

Questo non mi impedisce di accalcarmi con gli altri attorno al sindaco, che ci accoglie donandoci bevande fresche, non discorsi di circostanza.

Gliene siamo grati, per il refrigerio dalla calura e per il simbolo: chi parla, non fa. E qui c’è molto da fare.

Prata d’Ansidonia, infatti, è una e trina, un Bignami in pietra.

Castello Camponeschi è la tappa intermedia di un processo di urbanizzazione che parte da Peltuinum, la città romana sull’altipiano, e arriva al paese odierno.

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Nei tempi bui del medioevo, quando predoni e barbari scorrazzavano in Abruzzo, gli abitanti della zona, avi dei paesani odierni, si incastellarono per bene.

WP_20150726_027Mentre ogni altro castrum d’Abruzzo era difeso da case-mura, qui ci sono mura e ci sono case.

Passeggiando fra le vetuste stradine, occhieggiando gli interni delle case, diruti o WP_20150726_026modernizzati a seconda dell’avanzamento di un restauro mai ultimato, osservando l’erba contendersi con l’asfalto ogni centimetro della pavimentazione, ci siamo sentiti tutti architetti.

Ognuno aveva una soluzione per dare ordine al disordine, per dare un senso, un ruolo, una funzione a questo rigurgito di Medioevo che ancora vive nel cuore d’Abruzzo.

Riportare tutto agli antichi splendori, come si fa in Toscana o in Umbria?

Modernizzare tutto e creare un resort a mille stelle per miliardari che cerchino il contatto con la natura e il profumo della storia?

A me, però, Castello Camponeschi piace così, incompiuto, contraddittorio, sprecato, ma vivo, pulsante, in divenire proprio come la vita.

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