Il Convento dei Cappuccini a Catignano (PE)

Nel muro perimetrale del Convento dei Cappuccini a Catignano è scavata una nicchia per la Madonna.
In alto, pare che i cipressi si aprano a creare un arco in onore della Mamma di Gesù.
Sembrerebbe una disposizione casuale, ma non lo è.
Per tutto il perimetro, infatti, filtra luce fra gli stretti filari dei cipressi: un esperto giardiniere ha realizzato archi di fronde geometricamente perfetti.
Nel giardino custodito all’interno, l’autunno ha dimenticato di entrare: i prati sono ancora verdi, tre tavoli circolari costeggiano sincronicamente il sentiero, diverse panchine invogliano al riposo e alla meditazione.

Si accede al giardino dal sagrato di un gioiello di arte romanica: la chiesa di Sant’Irene di Catignano, dalla facciata insolitamente larga e dal ricco portone, purtroppo sbarrato.
I miei parenti, però, a Catignano sono di casa e sanno come entrare.
Basta rivolgersi all’attiguo convento.
Per raggiungerne l’ingresso è necessario percorrere ancora qualche centinaio di metri: la struttura è ampia ed ospita addirittura dentro di sè un Istituto Professionale che fu glorioso ed oggi è inattivo.
Un grande uliveto con vista straordinaria sulla Majella, un orto, addirittura un pollaio trasmettono ai nostri cuori di occidentali stanchi l’idea stessa di lavoro lieto e fruttuoso.
Quanti mai saranno i frati che tengono vivo questo luogo magnifico, ad onta dello spopolamento e della crisi delle vocazioni?
Molto meno di quelli che pensiamo.
Ci apre dopo un tempo infinito un fraticello ormai anzianissimo.
Non ne incontriamo altri.
Il Convento dei Cappuccini di Catignano è, però, davvero ben tenuto. Mi ha colpito in particolare il piccolo chiostro con un grande pozzo al centro e le arcate del porticato laterale interamente coperte da vetrate.
Anche la Chiesa di Sant’Irene, a cui finalmente accediamo, è mistica nella purezza delle sue linee: due ordini di colonne, un altare laterale che conserva le reliquie della santa e la maschera di cera che ne ricorda le sembianze mortali, un altare centrale in pietra.
Se le spoglie di Sant’Irene sono state traslate solo nel 1834, la spiritualità nel complesso di Catignano si respira nell’aria. Sul portale c’è un simbolo, pare templare, che indica la tripla cintura, una sorta di cinque stelle per i religiosi del passato.
Ho scoperto solo tornando a casa, invece, che il bassorilievo di Sant’Anna con la Madonna bambina sul portale ha interessato anche siti misterici per i tre fori praticati rispettivamente sulla fronte della madre, sul cuore della figlia e sui piedi di entrambe.
Sono quel che resta delle tre pietre preziose che valorizzavano la forza dell’intelligenza, dell’amore e della concretezza, valori che il convento dei Cappuccini a Catignano condivide e comunica.

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