Il cimitero ebraico di Ferrara e la tomba di Giorgio Bassani

Created with Nokia Smart CamAl Cimitero Ebraico di Ferrara sono andata con fervore, ma non tornerei volentieri.

Chi, come me, arriva con l’animo lieve del turista si trova proiettato senza paracadute in un ambiente dolente e angoscioso e fatica un po’ a ritrovare in giornata la necessaria leggerezza.

Stavolta i campi di sterminio e il dramma dell’Olocausto non c’entrano nulla: gli ebrei sepolti a Ferrara sono stati cittadini integrati nella comunità e hanno terminato la loro vita per motivi del tutto indipendenti dal genocidio che umilia e zittisce ancora la Germania e l’Italia fascista.

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Il portone d’ingresso al Cimitero Ebraico di Ferrara

È proprio l’ambientazione l’elemento straziante, a partire dal portone sbarrato che chiude Via delle Vigne. Temeraria, ho suonato il citofono e la custode, donna di pochissime parole, mi ha chiesto di firmare il registro degli ospiti ed è sparita, lasciandomi sola ad inoltrarmi nel cimitero.

Non c’è un viale principale, non c’è armonia di sepolture: solo qualche sentiero battuto a costeggiare qua e là i gruppi di tombe più nutriti.

Non ci sono cappelle, sono rarissime le steli: per la gran parte, si tratta di tombe a terra senza foto, epigrafate solo con il nome ed il cognome, l’anno di nascita e di morte del defunto, più qualche struggente citazione dall’Antico Testamento, spesso anche in ebraico.

Su ogni tomba, un pugnetto di sassi.

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La pietas ebraica verso i morti si soddisfa così, poggiando pietre dove noi porteremmo fiori. In questa distinzione sta in nuce tutto lo scostamento fra la monumentalità di certi cimiteri cattolici e l’atroce semplicità di questo.

L’effetto è onestamente amplificato dal grado di incuria in cui il luogo è tenuto: erba alta, foglie a terra, frutti caduti dai gingko che si confondono con i sassi dei visitatori e che, marcendo, impestano l’aria di un afrore agrodolce. Secondo me è scandaloso che un luogo segnalato in ogni guida turistica fra i più importanti di Ferrara, patrimonio universale dell’Unesco, si offra ai visitatori in questo stato di abbandono.Created with Nokia Smart Cam

La stella di Davide è l’unico simbolo ad accomunare sepolcri tra loro distantissimi, e non solo in senso metaforico (ma quanto è ampio il Cimitero Ebraico?).

La tomba di Giorgio Bassani. Lato A
La tomba di Giorgio Bassani. Lato A

Ho passeggiato a lungo fra le tombe, cercando quella di Bassani, ma tra i vari Finzi, Contini, Fuà mi stavo demoralizzando quando un gruppo di danesi è entrato nel cimitero e si è diretto a passo svelto, attraverso un sentierino ormai semiriconquistato dall’erbaccia, al di là di un muro che mi era erroneamente sembrato perimetrale. Li ho seguiti a distanza e ho così individuato la tomba di Bassani, con la stele commissionata ad Arnaldo Pomodoro dalla municipalità.

La tomba di Giorgio Bassani. Lato B
La tomba di Giorgio Bassani. Lato B

Avrei dovuto emozionarmi, ma non è successo.

Il gruppo intorno mi distraeva, il tentativo di interpretare il simbolismo ardito dell’opera mi impegnava invano, la curiosità di leggere i messaggi che anonimi visitatori hanno affidato ai sassi sulla lapide del grande scrittore mi sconcentrava.

Magari qualcuno, navigando in questa pagina, potrà aiutarmi a capire: che senso ha quest’opera moderna, magniloquente nel grigiore del cimitero? La mia ipotesi è che il quadrettato di base possa simboleggiare in qualche modo una contiguità o una continuità fra terra e cielo. Per il resto, alzo le mani.

Tornando al cancello d’ingresso per altra strada, hanno catturato la mia attenzione nuove tombe e, più di tutte, una eccentrica rispetto alle altre, colorata in un deserto di lapidi grigie, mosaicata in una palude tutta d’un pezzo, dove un ponte, questo sì simbolo di un legame indissolubile fra la terra e il cielo, sovrastava quella che, se il contesto non ne vietasse questa identificazione, parrebbe proprio una corona di spine.

Piazza Ariostea a Ferrara
Piazza Ariostea a Ferrara

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Ovviamente la custode non c’era, i danesi in visita guidata erano andati via e ho dovuto serbare insoluti i miei interrogativi. Fortunatamente, fuori, piazza Ariostea ferveva di vita e sono tornata a sorridere.

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2 commenti su “Il cimitero ebraico di Ferrara e la tomba di Giorgio Bassani

  1. andrea Pesaro il said:

    Solo oggi mi cade sotto gli occhi questa recensione.
    Credo che alla gentile signora Colella abbia visitato il Cimitero Ebraico senza avere una adeguata conoscenza dell’Ebraismo, dei suoi riti e dei suoi valori.
    Una su tutte la mancanza di fotografie: è fatto divieto agli ebrei collocare immagini sulle tombe. La mancanza di monumenti opulenti è anch’essa legata alla tradizione che il sepolcro, rigorosamente nella nuda terra, debba essere modesto.
    L’usanza di porre sulle tombe sassi anziché fiori, a parte la tristezza di fiori appassiti, rappresenta una duratura testimonianza di passaggio e di ricordo.
    Nelle aree più antiche esistono sepolture che non possono essere toccate: spero che l’autrice sappia almeno che non sono consentite esumazioni e che in molti dei campi esistono sepolture antiche di cui durante le devastazioni della comunità Ebraica si sono perdute le documentazioni
    Il cimitero è stato inoltre nei secoli soggetto a ripetute spoliazioni: penso che l’autrice sappia che nella colonna di Borso d’Este nel volto del cavallo in piazza della Cattedrale, sono murate numerose lapidi di questa provenienza come documentato fotograficamente in occasione del restauro avvenuto nel secondo dopoguerra.
    Certamente si potrebbero fare manutenzioni più accurate ma penso che il cimitero sia un luogo di ricordo e di meditazione e questo è ciò che è oggi.

    • Benedetta Colella il said:

      La ringrazio dell’intervento e delle utili integrazioni. Vede, a differenza Sua io non mi pongo in cattedra nel narrare: descrivo un luogo così come lo percepisce la mia sensibilità, non la mia cultura. Lascio ad altri il piacere di aggiungere date e dati. Se fosse così gentile da spiegarmi anche la simbologia che mi è oscura, Le sarei molto grata.

I commenti sono chiusi.