Cisternino (BR)

WP_20160123_044Cisternino è un labirinto: orientarsi è difficilissimo per chi è abituato ad un’urbanistica di tipo romano, con reticolati di strade iperconnesse fra loro.
Cisternino è il regno dei vicoli ciechi, delle stradine tortuose formatesi come per caso attorno a case alte,WP_20160123_035 reimbiancate di fresco, accessibili solo tramite ripide scalinate che si fermano improvvisamente a mezz’asta, senza terrazzino, con le strette porte di ingresso alle abitazioni strette ad un lato.
Percorri una stradina e ti ritrovi in una piazza enorme, ne segui un’altra e, dopo mille giravolte, ti compare una nuova scalinata a sbarrare il passo, devii per una terza e non riesci più a ricongiungerti con la strada precedente.WP_20160123_037

Gli edifici sono quasi tutti adibiti ad abitazioni, eppure un piacevole profumo di brace, di carne, di cucina solletica le narici anche alle cinque di pomeriggio. A Cisternino, infatti, capitale dello slow food, sono attivi i cosiddetti fornelli pronti, macellerie attrezzate con griglie e fornelli per cucinare in loco la carne appena comprata.


Se non avessimo visitato Cisternino nel pomeriggio, subito dopo un pranzo regale ad Alberobello, avrei davvero gradito assaggiare le famose bombette, involtini locali magnificati in “101 cose da fare in Puglia almeno una volta nella vita” di Rossano Astremo.WP_20160123_040
Proprio su consiglio di Astremo, però, abbiamo vissuto l’esperienza più intensa dell’intero pomeriggio. Il capitolo 63 del suo libro era dedicato al centro Bhole Baba, un tempio indiano ricostruito in Valle d’Itria da Lisetta Cami, nota fotografa del secolo scorso che, colpita dal tempio di Herakhan, un piccolo villaggio alle pendici dell’Himalaya, lo ricostruì a Cisternino come luogo di meditazione a-religioso.
Una chicca da non perdere, concorderete con me.WP_20160123_041
A perderci, però, siamo stati noi: il navigatore ci ha condotti attraverso viottoli di campagna, fra centinaia di trulli adibiti a masserie, piccoli oliveti frondosi e terre bianche.
WP_20160123_033Non abbiamo trovato il centro Bhole Baba, ma abbiamo riempito gli occhi con scorci indimenticabili della Valle d’Itria non turistica, ancor più affascinante e vera di quella patinata che ci aveva conquistato ad Alberobello.

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