Come donna innamorata di Marco Santagata (14/2015)

come donna innamorata fotoCome donna innamorata, edito da Guanda, è l’ultima fatica letteraria di un autore, Marco Santagata, di cui ho letto ogni libro entro il primo mese dall’uscita in libreria.

Mi piace in generale il modo in cui riesce a dar vita ai giganti della letteratura, riconducendoli alla loro essenza di uomini con pulsioni, passioni e ambizioni più forti dei loro contemporanei ed in particolare lo stile svelto e vivace con cui narra storie ben documentate in archivio con la freschezza che di solito è peculiare ai parti della fantasia.

Dante è il protagonista assoluto di Come donna innamorata: con moto ondulatorio Marco Santagata ci mostra prima la Firenze di fine Duecento così come appariva allo sguardo superbo del grande poeta, poi, viceversa, le incertezze con cui il mondo fiorentino considerava questo personaggio eccentrico, che studiò latino senza diventare avvocato e che dedicò il suo ingegno alla poesia, a dispetto del Dio Fiorino che sempre disertò la sua casa.

Bice Portinari, meno angelicata e più dolente di quel che la tradizione riporta, è inizialmente il cavallo di razza su cui l’ambizioso poeta punta per gareggiare nell’agone del Parnaso. La morte prematura di lei duole al Dante di Marco Santagata soprattutto dal punto di vista poetico: che ne sarebbe stato del cantore di Beatrice, una volta che Bice, l’epifenomeno del suo amore, avesse varcato la soglia di Ade?

Una serie di coincidenze farà divampare in morte quell’amore che in vita era solo ostentato. Le crisi epilettiche in qualche modo legate a Bice, per esempio: si riprendeva lentamente, non tremava più ma dentro gli restava una sensazione di paura, una cappa d’angoscia che un po’ alla volta si sfaldava in profonda tristezza.

Guido Cavalcanti, altro affetto forte per Dante, giganteggia nel libro come maestro di poesia e di superbia: l’allievo supererà il maestro nell’una e nell’altra materia.

Gemma Donati, la moglie nobile e senza dote che fiuta la grandezza di Dante senza comprenderla fino in fondo, è per lui il passaporto per un’aristocrazia che non lo accetta mai fino in fondo, ma anche una straordinaria figura di donna che restituisce levità e concretezza alle geniali e fumose astrazioni del marito.

La forza di Marco Santagata sta nel mostrare l’umanità del poeta, una congerie di debolezze, viltà e ingenuità, senza svilirne la grandezza. Seguendolo nell’interazione con i magnati di Firenze, l’autore illumina i periodi più confusi dell’esperienza biografica dantesca, ne spiana le contraddizioni e lo restituisce al lettore fresco come se su di lui non fossero stati versati i classici fiumi di inchiostro.

Lui era fatto così: si agitava nel buio senza intravedere il più piccolo spiraglio e poi una improvvisa illuminazione rischiarava a giorno la strada da percorrere”.

Non so quanto un lettore a digiuno di letteratura possa seguire i salti di tempo e luogo che vivacizzano il romanzo. Forse, però, l’obiettivo di Santagata è proprio fornire pochi, indispensabili tasselli mancanti nel grande affresco che è la personalità dantesca piuttosto che tratteggiarne ex novo i connotati.

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