Come sono diventato stupido di Martin Page (30/2017)

Come sono diventato stupido di Martin Page è un libro intelligente.
Antoine, il protagonista, si accorge ben presto che la causa della sua infelicità risiede tutta nell’intelligenza: come Flaubert, il suo scrittore preferito, vive di disillusioni continue e conosce la grande difficoltà di vivere cercando un senso in un mondo che non ne ha.
Martin Page, permettendoci di identificarci in Antoine, massaggia la nostra autostima.
La lettura di Come sono diventato stupido è gradevole soprattutto per questo.
La trama, infatti, ruota fiaccamente attorno alla brillante boutade che dà titolo al libro: i tentativi fallimentari di Antoine di diventare alcolista, per subordinare i guizzi della mente alle esigenze del corpo, o addirittura la tragicomica ricerca di un suicidio perfetto non divertono come la stringente arringa con cui Antoine espone ai suoi amici il piano perfetto: “coprire il proprio cervello con il sudario della stupidità”.

Cediamo la parola ad Antoine: “Conosco un sacco di idioti, incoscienti, gente piena di certezze e pregiudizi, dei perfetti imbecilli, e come sono felici! […] Dopo uno studio minuzioso sul mio caso, ho dedotto che il mio disadattamento sociale proviene dala mia intelligenza sulfurea. Non mi lascia mai tranquillo, non la domino, mi trasforma in un castello stregato, cupo, pericoloso, inquietante, posseduto dal mio spirito tormentato. Mi ossessiono da me.”
Come uscire da questa empasse paralizzante?
Come sono diventato stupido” ci dà una via di fuga.
Ci indica innanzitutto antidoti potentissimi all’intelligenza: la televisione, le amicizie decerebrate, l’alta moda. (“acquistò dei begli abiti che faranno di certo ridere le futurre generazioni, ma che, per il momento, diffondevano la sua superiorità sul popolo comune, che non ha i mezzi di mostrare tanto cattivo gusto con tanta naturale ostentazione“).
E i soldi? Verranno.
Se non ragioni, non sei un pericolo.
Se non ragioni, non temi il ridicolo.
Quanto è facile far carriera per gli stupidi!
Al posto di Martin Page, avrei chiuso il libro nel momento del trionfo di Antoine, non avrei permesso che rigurgiti di coscienza ne frenassero l’ascesa.
Nonostante, dunque, non ne abbia amato il finale, vi consiglio di leggere “Come sono diventato stupido” e, se vi è possibile, di trarne profitto.

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