Coraggio! di Gabriele Romagnoli

Coraggio!” esorta Gabriele Romagnoli nell’omonimo saggio edito da Feltrinelli.
Dà voce ad un’istanza che condivido da tempo: si concede troppa indulgenza alle propensioni naturali.
L’incitazione ad “essere se stessi”, ad “essere persone vere” è propria di una civiltà allo sbando.
Romagnoli lo spiega chiaramente, ricordando gli sforzi, con cui, da ragazzo, si costringeva a mascherare la propria gelosia, un tempo socialmente inaccettabile perché presupponente un anacronistico possesso dell’altra, oggi ormai sdoganata come pulsione naturale.
Oggi penso che fosse salvifica la sovrastruttura, benedetta l’esortazione a soffocare l’inclinazione. Penso che il dover essere fosse, in quel caso e in molti altri, preferibile all’essere. L’essere riguarda soltanto noi, il dover essere riguarda noi con gli altri. E’ un fondamento di civiltà correggersi per migliorarsi e presentarsi in una veste più adeguata alla convenienza“.

Coraggio! è un prontuario stoico.
Attraverso esempi tratti dal cinema, dalla letteratura, dalla storia e dall’aneddotica popolare, Romagnoli vanta la coerenza del coraggio ad una platea sorda ormai ad ogni etica del sacrificio.
Io non sarei pronta al sacrificio fisico.
Men che meno in nome di uno sconosciuto.
Però, in uno degli eroi di Romagnoli, ho riconosciuto me e, più ancora, qualche collega.
Già nell’elogio del capitano avevo letto in controluce il sacrificio di molti docenti: “Non so perché, ma io diffido dei gradi più alti e mi fido del capitano. Sempre. Credo che si trovi nella posizione ideale della gerarchia: ha sopra di sé abbastanza capi da rispettare per non perdere il senso delle proporzioni, sotto di sé abbastanza uomini da governare (e proteggere) per conoscere il senso della responsabilità. E del dovere“.
Vero tutto.
Poi ci sono i docenti: “Il professor Ghignone era anziano e sfiduciato. Non credeva più nelle istituzioni e non confidava negli studenti. Era un capitano deluso dai superiori e dai sottoposti. Eppure disposto, anzi deciso, a combattere. Veniva a scuola, saliva in cattedra, provava a ispirarci“.
Ecco, il professor Ghignone c’est moi

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