Il museo della cultura operaia a Bussi sul Tirino (PE)

Nemo propheta in patria.
Ovunque, tranne a Bussi sul Tirino.
Qui l’amministrazione ha avuto un’idea da emulare: un museo di manufatti locali che è un tempio al genius loci.
Che il centro culturale di conservazione storica di cultura operaia sia un’ode alla collettività si capisce fin dall’esterno, dove collage di istantanee in bianco e nero documentano le abitudini di ieri e fanno omaggio a quella generazione, appena estinta, che con coraggio e abnegazione ha fatto crescere l’Italia prima che noi nipoti, scimmiottando mode d’oltremare, la snaturassimo.
L’archeologa Alessandra Melchiorre è bravissima a svelare il lavoro sommerso e le eccentricità legate a questi manufatti.

Un nome su tutti: Francesco Tauro, detto Pirr, una vita a vendere arrosticini, una vita ad accumulare legnetti.
Con quelli ha costruito il suo mondo: i suoi insoliti modellini, così accurati, così ben fatti, dimostrano bene quanto sia sottile il confine tra lavoro ed hobby e fra hobby ed arte.
Non può essere che arte la felicità con cui alcuni artigiani modellarono in ferro battuto i quadri e i lampadari scenograficamente esposti nel centro culturale di conservazione storica di cultura operaia di Bussi.
Ed è arte anche la ceramica, importata nel Settecento dalla famiglia Barone di Castelli.
Se non vi sembrano affascinanti i reperti un po’ scheggiati che vedete nelle teche, sappiate che le loro imperfezioni hanno immensa importanza storica: la presenza di scarti di produzione in loco dimostra che le ceramiche a foglie verdi e gialle caratteristiche di Bussi sono state create proprio vicino alle acque del Tirino.
C’è spazio anche per le donne: con i primi cartamodelli, disegnati su misura per le clienti, le sarte di ieri confezionavano abiti alla moda oggi completamente soppiantati da un abbigliamento scelto e sagomato a gusto d’altri.
Dove sono finiti, poi, i lavori all’uncinetto delle nonne? Oggi che gli arredi per la casa si comprano a dieci euro a dozzina in store senza storia, è stata una gioia per gli occhi e per la memoria l’esposizione di certe meraviglie.
In onore di Lola Di Stefano, eroica maestra di Bussi che sacrificò la vita per salvare i suoi alunni da una fuga di gas alla Montecatini, è stata poi riprodotta una vera aula scolastica del passato, dove non c’era cattedra senza bacchetta per le punizioni e non c’era cartina senza l’ingombro dell’URSS.

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