Diario del Pollino di Gianni Biondillo (26/2017)

Avevo letto Diario del Pollino nel 2012, cercando e trovando nelle sue pagine l’arguzia e la profonda intelligenza che sempre riscontro nei libri di Gianni Biondillo.
L’ho ripreso in mano pochi giorni fa, alla ricerca di spunti e consigli in vista di una gita in Basilicata.

Diario del Pollino è un vero libro di viaggio, di quelli che in passato ebbero dignità di genere letterario.
Non c’è un solo dato di quelli che rimbalzano da Wikipedia nelle pagine di tanti ragionieri del viaggio: per sapere quanto è esteso il Pollino, quali trame hanno portato alla sua realizzazione, quali e quanti comuni sono stati coinvolti e altre aridità del genere dobbiamo rivolgerci altrove.
Se vogliamo sapere chi sono gli uomini che hanno custodito il Pollino fino ad oggi, come vivono e che cosa sognano, Diario del Pollino è una lettura imprescindibile.

Gianni Biondillo tira stoccate formidabili ai turisti della domenica, che importano anche sui monti modelli di vita consumistici e usano le foreste come succursali di casa, riempendole di plastica e di automobili.
Deride la miopia di chi (come me) non sa apprezzare le istallazioni d’arte contemporanea che inaspettatamente vivacizzano borghi antichi e paesi dimenticati.
Apprezza la bontà del cibo, ma ne critica le porzioni pantagrueliche, proprio lui, condannato alla pinguedine da una mamma “ricattatrice” che da bambino gli impedì di lasciare avanzi nel piatto, in nome di bambini affamati che, dal suo sacrificio, non hanno ricevuto alcun vantaggio.
La natura resta un po’ sullo sfondo.
Un uomo di città come Gianni Biondillo ne parla con pudore. Ecco che cosa prova quando, dopo tanto cammino, si trova di fronte ai pini loricati, orgoglio della Basilicata.
Sono alberi strani. La cosa più lontana dall’idea platonica di albero, quella che ogni bambino del mondo disegna appena gli adi un mano due matite colorate. Sono asimmetrici, torti, con le chiome che sembrano cespugli d’aghi e la corteccia a scaglie, come un carapace. Alcuni solitari, che svettano controluce, sembrano (notare la contraddizione) giganteschi bonsai giapponesi“.

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