Incontro con Donato Carrisi

WP_20141206_007Che Donato Carrisi sia un personaggio eccentrico si intuisce al primo sguardo.

Glabre le tempie, ipertricotiche le guance: gli occhi brillano sotto la fronte ampia e la bocca si schiude al centro di una foresta di peli.

E bocca ed occhi, quando si animano di quel suo parlare fluido, ritmato, immaginifico, captano quanto e più delle parole l’attenzione degli ascoltatori.

Da uno scrittore di thriller non ti aspetti l’ironia. Donato Carrisi, invece, ne fa il grimaldello per scassinarti il cuore.

Donato Carrisi con Carla Porcaro
Donato Carrisi con Carla Porcaro

Nel discorso padroneggia le pause: “Ho avuto una fidanzata pescarese, che oggi non è qui…e per fortuna”. Risata del pubblico.

WP_20141206_002“Di fronte a me, sul treno, una donna bellissima. Sentivo che sarebbe potuta essere la mia anima gemella. Sbirciava il giornale che stavo leggendo e intuii che, se lo avessi lasciato nel vagone andando via, lo avrebbe preso. Affidai ai bordi della pagina il mio messaggio d’amore e il mio numero di telefono…”

“E chiamò?” chiediamo ad una sola voce noi del pubblico. “Sì” risponde sornione e fa per fermarsi, poi chiosa beffardo “sì, il fidanzato”. E lo dice con una mimica e un brillio nello sguardo che lo rendono amabile.

Affollato firmacopie
Affollato firmacopie

Il segreto di Donato Carrisi è tutto qui: nel vivere la vita come se fosse un romanzo, cercando in ogni inconveniente il colpo di scena, in ogni incontro lo spunto per una storia.

Le domande di Carla Porcaro, eccellente moderatrice proprio perché grande lettrice, restituiscono un’immagine a tutto tondo dell’autore, che si svela come uomo e come scrittore. Grazie a lei, siamo introdotti fra le quinte dell’ultimo romanzo.

In attesa della dedica...
In attesa della dedica…

Il cacciatore del buio è un omaggio a Roma.

Non me lo aspettavo in un autore come Donato Carrisi, che ha esordito ambientando il suo splendido “Il suggeritore” in un non luogo privo di connotati identificativi.

Il motivo lo spiega lui stesso: da esordiente temeva la reazione del pubblico.

Si cimentava in un genere fino ad allora monopolizzato dagli americani, proprio lui che veniva da Martinafranca, nell’entroterra pugliese letterariamente vergine. Un thriller ambientato nei trulli? Un thruller? Non se ne parlava.

Con Carla Porcaro
Con Carla Porcaro

Poi i tempi sono cambiati, anche grazie alla fortuna di “Il suggeritore” e Carrisi ha cominciato ad osare. Sente che c’è voglia di Italia nel mondo, che l’arte e la storia nazionale sono fonti inestinguibili di spunti da cogliere. Basta solo allungare le mani e trasportare il fascino dei nostri luoghi nelle pagine dei libri.

Avrà forse sentito il fascino dei tour guidati che si organizzano nei luoghi dei best seller: la Napoli di De Giovanni, la Firenze di Dan Brown e ha voluto ambientare la sua storia in chiese e strade note, insistendo su qualche insolita curiosità.

Il Colosseo, per esempio. Carrisi accoglie la leggenda secondo cui l’anfiteatro Flavio prenderebbe il suo nome non dall’antica presenza, al suo interno, di una statua di Vespasiano di colossali dimensioni, ma dalla domanda “Colis eum?”, cioè “Lo veneri?”, parola d’ordine con cui le sette sataniche identificavano altri adoratori del demonio.

Non lo sapevo e non lo credo, ma scoprire certe spigolature fra le pagine di un romanzo di diverso genere procura piccole fitte di puro piacere.

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