La pizzeria Doppio Zero a Fornacette (PI)

Alla pizzeria Doppio Zero di Fornacette si accede da una porticina laterale rispetto all’ingresso principale del centro commerciale Le piramidi.
Pensavamo di trovarla semivuota, il giorno prima del cenone di Capodanno, e invece non c’era un solo tavolo libero.
Assaggiando la pizza, abbiamo capito il perché.
L’occhio a dire il vero si era già acquietato guardando i pizzaioli lavorare “a vista”. Non ci sono fornelli: il menu prevede esclusivamente pizza e dolci e i celiaci hanno le stesse opzioni e, direi, la stessa soddisfazione di chi con il glutine non ha problemi.
Mia madre ha scelto una pizza con salamino piccante (ma non troppo), wurstel, prosciutto cotto, salsiccia, buona e ben condita.

Se in questa foto sfigura, va addebitato alle dimensioni watusse della pizza gigante che ha invogliato me e Marco, non solo per questioni di quantità (secondo i gestori equivale a tre pizze normali), ma anche per la varietà di gusti.
Oltre agli stessi sapori di mamma, abbiamo scelto per un terzo prosciutto e pecorino, ottimo, e per l’altro mascarpone e speck, divino.

Pizza gigante vs pizza senza glutine alla Pizzeria Doppio Zero di Fornacette

Il re dei sapori alla pizzeria Doppio Zero di Fornacette è proprio questo specialissimo abbinamento che, con la mediazione fatata del pomodoro, diventa davvero notevole.

trancio di cecina

Abbiamo diviso in tre un trancio della specialità locale, la cecìna, una sorta di pizza fritta ammassata con i ceci, morbida, quasi cremosa al centro, e croccante fuori. Qualcuno la aromatizza con il pepe, noi ci siamo accontentati di spargerlo parcamente e di constatare che, se al primo boccone è molto buona, il sapore intensissimo diventa fastidioso già al terzo, almeno per i nostri palati non abituati.

La mia amica toscana, dopo aver letto l’articolo, mi ha spiegato la ricetta e lo ha fatto in maniera così simpatica che copincollo direttamente parte della sua lettera: ” Quella che definisci ” la cecìna, una sorta di pizza fritta ammassata con i ceci “, è in realtà una farinata piuttosto liquida che si fa con farina di ceci, acqua e olio, e che viene poi messa a cuocere in forno (non è fritta) fino a diventare croccantina fuori. E poi scrivi ” se al primo boccone è molto buona, il sapore intensissimo diventa fastidioso già al terzo, almeno per i nostri palati non abituati “. In realtà la cecina, quando è ben fatta, allo stato naturale sa di poco, ha un sapore piuttosto delicato, al punto che, di solito, viene “arricchita” con una generosa spolverata di pepe (e lo testimonia anche un vecchio detto livornese – sì, la cecina è “trasversale”, la trovi un po’ dappertutto almeno in provincia di Pisa, Livorno, Lucca, Pistoia, Firenze – secondo cui, quando una cosa qualsiasi – un film, uno spettacolo, quello che vuoi – risulta insipido o fastidioso, si dice “roba da cecina col foglio unto e senza pepe !” – e con foglio, in questo caso, si intende il quadretto di carta gialla in cui ti avvolgono e ti consegnano la cecina nei locali dove la compri a trancio)”
Tutto buono, molto molto buono, è stato il trancio di torta cremosa al cocco e nocciola che ha concluso la gustosa cenetta.
E siccome il prezzo, 29 euro in tre, ci è sembrato assai onesto, non escludiamo di elegger la pizzeria Doppio Zero il nostro punto di riferimento durante queste belle vacanze toscane.

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