Dov’è finita Audrey di Sophie Kinsella (31/2015)

9788804650621-dov-e-finita-audrey_copertina_piatta_foDov’è finita Audrey?

Se lo chiede Sophie Kinsella, ce lo chiediamo noi ogni volta che la depressione snatura un amico trasformandolo in un’ombra inquieta e agitata.

Dove finiamo noi quando un trauma o la somma di troppe microfratture ci porta altrove?

Quando il cervello lucertola, quello che si ritrae impaurito nelle situazioni di pericolo, tiranneggia gli altri neuroni e trasforma il mondo in un covo di nemici da cui fuggire sempre senza sfuggire mai?

Dov’è finita Audrey? è un romanzo per ragazzi, per sua natura didascalico e ottimistico.

Ed è rivolto ai ragazzi perché oggi vivono in guerra.

Io assisto, impotente, dai margini a questo massacro.

Vedo ragazzi brillanti e, ahimè, troppo sensibili rinnegare il mondo o, al contrario, ergersi padroni gerarchizzando i compagni. Ci sono i complici, i servi e, purtroppo, la vittima.

Sono dinamiche astruse, che sfuggono ai nostri occhi adulti, perché i bad boys hanno smesso da tempo di denunciare con l’abbigliamento la loro indole e si mimetizzano dietro buoni voti, sorrisi educati e finte timidezze.

Ho letto Dov’è finita Audrey? con lo sguardo dell’educatrice e sono grata a Sophie Kinsella per avermi fornito qualche risposta. La verità è nel romanzo, nascosta, ma non troppo, tra le righe di uno stile brillante e accattivante. L’essenza dei nostri giovani è nei nuovi media che per loro sono la principale modalità di espressione: Frank e la sua ossessione da videogiochi, Audrey e la sua telecamera che fa da filtro col mondo, Linus e i suoi bigliettini che hanno più endorfine di mille medicine.

I giovani di Sophie Kinsella rifiutano il dialogo. Audrey ad esempio scardina i principi della preterizione così: “Fermarsi a metà della frase è la cosa peggiore che si possa fare. È una specie di forma di aggressività passiva, terribile perché non puoi neanche prendertela per qualcosa che l’altro ha detto. Puoi prendertela soltanto per qualcosa che pensi che l’altro stesse per dire. E loro negano, però”.

Frank, da par suo, ridicolizza i manuali di autoaiuto e gli articoli di attualità su cui la madre costruisce la sua visione del mondo, dimostrandoci che i videogiochi sono solo una delle manipolazioni mentali possibili.

Sto dando al romanzo una chiave di lettura troppo seria? Questo, che dovrebbe essere un consiglio di lettura, può trasformarsi in un deterrente? Può darsi, ma se un solo genitore, dopo aver letto questo post, regalerà Dov’è finita Audrey? al figlio chiuso in casa perché preferisce il mondo virtuale alla vita reale o perché non ha la forza di affrontare il gruppo dei pari, questo post avrà senso di esistere.

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