Dubrovnik: tour panoramico in taxi

WP_20150619_020Dubrovnik è sempre un Eden in terra.

Stavolta, però, non siamo andati alla città vecchia.

Avevamo voglia della Croazia più autentica, quella che rimane fuori dai circuiti turistici, non si spennella di belletto e non prostituisce la sua bellezza e la sua storia per una manciata di dollari, per un pugno di euro.

Abbiamo scelto coscientemente il tassista più anziano, un uomo che biascicava l’inglese più provvisorio e ignorava l’italiano: quel che cercavamo non si misura con le parole ma con i gesti, i luoghi, le azioni.WP_20150619_032

Quaranta euro per un’ora di taxi, a zonzo tra vicoli e mulattiere: un’esperienza fantastica.

Abbiamo attraversato l’amena frazioncina su cui insiste il porto, fatta di villini bianchi a picco sul mare e di pensioncine alla buona, sorte tutte dopo la guerra civile. Poi la strada si è inerpicata in collina. Avremmo voluto fermarci per immortalare lo splendore del mare baciato dal sole, che rifletteva il verde delle isole attorno a Dubrovnik, ma il nostro tassista aveva di meglio da offrirci.

WP_20150619_027Una brusca virata a sinistra e il taxi ha abbandonato la via principale per salire, salire e ancora salire su una strada strettissima. Le uniche due macchine che abbiamo incrociato lo hanno costretto a complesse manovre perché non è possibile lì il doppio senso di marcia. Le indicazioni stradali, in croato, ci facevano intuire la direzione: un castello, un sacrario e infine il punto di arrivo della funivia. Dall’altro lato delle montagne, la Bosnia, con il suo patrimonio di dolore.

Al ciglio della strada, rovine ovunque: qui, dove i cecchini serbi si appostavano per sparare, non si è ricostruito.

Sembra che le pietre abbiano assorbito quell’angoscia. Anche il tassista si fa di sasso: non vuole parlare, non vuol ricordare the war. Non si ferma neppure alle rovine di un castello asburgico, fatto saltare in quegli anni bui.

La sua meta è affascinante e insperata: ci porta al punto di arrivo della funivia. E da lì si apre ai nostri occhi uno spettacolo meraviglioso: la città vecchia, tutta chiusa dalle mura, lembo di terra protesa fra le acque, un castello appena fuori, poi, sulla destra, le isole rigogliose di vegetazione, la costa, il porto, il mare. Tutto vicino, tutto a portata di mano.WP_20150619_012

Un’enorme croce di marmo, alle nostre spalle, pare benedire quel panorama: c’era prima della guerra, fu fatta saltare a pezzi dai serbi, è stata subito ricostruita per render lode a Dio e per onorare i civili defunti.WP_20150619_022

Incongruo, un articolatissimo bar, tutto tendaggi e sedie in vimini, accoglie i pochi turisti che scendono dalla funivia.

Quando finalmente ci appaghiamo di quella vista e ci stanchiamo di scattare fotografie che sono copie sbiadite a cui mancano il vento, il sole, gli odori che hanno reso magico l’originale, incomincia la discesa. Stavolta non incrociamo macchine, ma animali: un cavallo smagrito, una vacca tutt’ossa.

In origine, ambivo ad attraversare il ponte scenografico che sovrasta il fiume alla sua foce.WP_20150619_029

Quando però siamo giunti lì e ci siamo fermati a fotografare la nostra nave, il porto, il panorama, il paragone con la brutale bellezza della tappa precedente ha banalizzato questo affaccio, pieno di bus turistici e di taxi, insincero nella sua sfolgorante modernità.

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