L’osteria di pesce Equilibrio di L’Aquila

20160703_213914Che scoppola abbiamo preso all’osteria di pesce Equilibrio!
E dire che nulla faceva presupporre l’esborso finale: non il luogo, in piena zona industriale di Paganica, non la struttura, un prefabbricato un po’ squallido, non il tovagliato di carta, non il menu dalle opzioni inesistenti.
Ad Equilibrio si mangia solo ciò che ha in cambusa lo chef.
E non ci sono certo astici e ostriche.
Il figlio del proprietario, che fa da cameriere e da imbonitore, ha glissato, cortese e traditore, tutte le nostre esplicite richieste sul tariffario.
Si è tenuto sul vago: “Uscirete con dieci sorrisi!”, “Pagherete molto meno di quel che pensate”, “Concentratevi sulle specialità della nostra cucina”.
Neanche uno straccio di menu, ovviamente, ad orientare le scelte.
Ci accordiamo sull’antipasto misto e, a dire il vero, ce lo godiamo a pieno.


Ci vengono serviti, infatti, pesci poveri, onestamente cucinati, scevri di quegli accostamenti fantasiosi che oggi sanciscono la differenza fra un cuoco e uno chef.
Del resto, si tratta di un’osteria di pesce: proprio il nome insolito, anzi, ci ha condotto qui.
20160703_205927L’antipasto si apre dunque con due bruschette, una all’olio, l’altra con il pomodoro. Altro pane sul nostro tavolo non è mai arrivato.
Ci sono poi le alici marinate, i polpi, il cocktail di (tre) gamberetti, caratterizzato da un retrogusto agrodolce che ha convinto più Marco di me, le panocchie, le cozze e, per finire, una delizia di seppie e patate che è stata la punta di diamante della cena.20160703_210934
Ci lasciamo convincere ad assaggiare anche la pasta, non lunga come avremmo voluto, perché al cuoco punge vaghezza di farci assaggiare le mezze maniche allo scoglio, abbondanti e ben condite.20160703_213914
Avremmo avuto un buon ricordo di questa cena e ne sarebbero seguite probabilmente altre se non fosse cominciata poi la manfrina vergognosa del prezzo.
“Quanti zeri vi aspettate?” ci chiede l’ineffabile cameriere che ci ha turlupinato. “Chiaramente uno” rispondiamo noi in piena ovvietà.
“Ed è uno solo. E qual è il numero avanti?” insiste.
Ci schermiamo.
“Non è 1, non è 2, non è 3, non è 4” (e già Marco ed io ci siamo guardati perplessi) “non è 5…è 6!”
60 euro per due antipasti, due primi identici a scelta del ristoratore, 75 dl d’acqua e 33 di cocacola?!
Equilibio, non ci vedi più!

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