Essere Nanni Moretti di Giuseppe Culicchia (15/2017)

Oggi Michela Murgia ha stroncato Essere Nanni Moretti del “mio” Giuseppe Culicchia.
Me lo aspettavo.
Il protagonista del libro, Bruno Bruni, sogna infatti di scrivere il Grande Romanzo del Secolo e, nell’ideare e scartare trame e stili, dà bordate mortali a tutti gli scrittori italiani che, negli anni, sono stati incensati più o meno con merito.
Del resto, chi mai dovrebbe scrivere il capolavoro mancante?
Ad Alessandro Baricco la cosa molto probabilmente non interessa, lui è troppo internazionale. Tiziano Scarpa, invece, so che volendo può sembrare un paradosso, è troppo intelligente. Antonio Tabucchi è morto. Chi altri? Francesco Piccolo? No, lui è troppo divertente.E poi è anche molto preso dalle sceneggiature per Nanni Moretti e dalla tivù. Niccolò Ammaniti? E chi glielo fa fare di lavorare al Grande Romanzo Italiano, che tanto qualsiasi cosa scriva Gabriele Salvatores ci fa un film? Sebastiano Vassalli..uhm, troppo serio, a parte il fatto che ora che ci penso è morto anche lui. Stefano Benni lo escludo, troppo comico, Le donne sono da escludere pure loro a priori, perché se non c’è riuscita a suo tempo Elsa Morante con la Storia, peraltro andandoci molto vicina, non ce n’è per nessuna.

E la Murgia avrebbe mai potuto sopportare un’affermazione così sessista e superficiale senza reagire?
Ha reagito con il suo solito aplomb e con argomentazioni anche condivisibili.
Io però ho un debole per Culicchia, che di tutti smaschera stilemi e trucchetti, mitomanie editoriali e povertà inventiva.
Di tutti, compreso se stesso.
Se Bruno Bruni ridicolizza chiunque, il più bersagliato è proprio lui, Giuseppe Culicchia, l’artista della ripetitività.
L’autore sa bene che quel suo essere ripetitivo, quell’infilare parole e immagini come slogan pubblicitari ogni tot pagine è satira alla società commerciale di oggi e insieme marketing personale.
Del resto, se lo stile formulare ha garantito ad Omero l’eternità, perchè non dovrebbe funzionare oggi, quando la scrittura perde sempre più terreno rispetto all’oralità dela televisione e quando l’epica torna necessaria per combattere le brutture del mondo?
Essere Nanni Moretti è una satira spietata al mondo delle comparsate e delle ospitate, al crescente campanilismo di ogni paesotto che si nobilita come borgo, all’editoria sempre più affetta da elefantiasi e a questa società dell’apparire che di tutto è causa e insieme conseguenza.

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