La Fondazione Montanelli a Fucecchio (FI)

Quello alla Fondazione Montanelli di Fucecchio, per me, è stato un pellegrinaggio laico.
Mi era intollerabile l’idea di soggiornare a trenta chilometri dal paese natio dell’intellettuale a cui devo l’amore per la storia senza andare a respirare quell’aria.
Non mi aspettavo nulla.
Invece, in due ore rapinose, una responsabile tanto competente quanto appassionata ci ha trasportato con la fantasia agli anni in cui Indro Montanelli, vivo e vegeto, pensava alla Fondazione di Fucecchio come atto d’amore per il suo paese e la arricchiva con libri, giornali, cimeli personali.

In una prima sala troviamo, rilegate per mese, tutte le edizioni de Il giornale e de La Voce uscite sotto la sua direzione. Scegliamo, incoraggiati dalla nostra anfitriona, qualche data significativa e ci attardiamo a leggere i fulminanti editoriali. Sono particolarmente colpita dai toni moderati in cui si racconta la gambizzazione di Montanelli, convinto, non a torto, che dare visibilità alle Brigate Rosse fosse un drammatico errore.
Diverse teche sono poi dedicate a tutti i libri del nostro prolifico vate, in edizione italiana e in traduzione straniera. Gongolo fra me e me per avere diverse prime edizioni nella mia biblioteca personale.
Un’altra sala è dedicata ai libri citati da Indro Montanelli, una sorta di formazione ideale. Anche qui mi esalto nel vedere, ben in evidenza, la copia di Viaggio in Italia di Guido Piovene che ho anch’io sul mio comodino.
Alle pareti, ritratti e caricature, che fanno il verso al suo tifo per la Fiorentina o alla sua giovanile fede fascista.
Non manca una ricca videoteca, in cui attardarsi ad ascoltare qualcuno dei suoi incisivi discorsi.
Mi commuovo quasi quando arriviamo alle Stanze.
Le Stanze per antonomasie, quelle da cui a Milano e a Roma vergava i suoi articoli più caustici, sono state traslocate a Fucecchio e lì riallestite. Ci sono i suoi testi nelle librerie, i bastoni per il passeggio, le inseparabili Olivetti che trasformarono il suo lavoro di cronista.

La responsabile della fondazione Montanelli ci ha accordato il permesso di sederci alla sua scrivania per qualche foto: non ho osato farlo. Mi è bastato avvicinarmi per percepire, vivissimi, il fascino e l’autorevolezza del loro immortale proprietario.

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