Fontecchio (AQ)

20160501_124001Fontecchio: novembre 1993. Il treno decelerò in prossimità della stazione e un ventiduenne impacciato disse il suo primo “ti amo” ad una diciannovenne innamorata.
Da qui incominciò una storia d’amore lunga tutta una vita, la nostra.20160501_113817
Da allora, siamo passati lì mille volte, senza soffermarci mai a respirare la bellezza del luogo, col timore, anzi, di trovare mestizia e abbandono nel luogo che fu la nostra culla.
E invece la prima impressione che Fontecchio ci ha trasmesso è stata di ottimistica, folle vitalità. Gli affronti del terremoto stiepidiscono grazie ad un’Aministrazione attiva e volitiva: nonostante sia il primo maggio, l’accoglienza riservata ai Borghi d’Abruzzo è calorosa.

Il Sindaco, a colloquio col nostro Capo, Raffaele Di Loreto, racconta le speranze e le criticità di un luogo dotato dalla natura e dalla storia di inequivocabili malie, ma svilito dall’emigrazione e dalla crisi.
Fontecchio è, pare, un paese “verticale”, che cela negli anfratti di salite spezzafiato e discese squarciamenisco scorci di indefinibile bellezza. Ovviamente non ero fra quelli che, avventurandosi fra le antiche botteghe, ne hanno immortalato la caratteristica bellezza.

Mi ha dissuaso dalla fatica un anziano signore del luogo che, dopo avermi affiancato e, ahimé, superato nella salita mi ha paternamente avvertito: “Signò, non è da te! Te la racconto io Fontecchio“. Seduti nei sedili ricavati nell’arco, il mio arzillo Cicerone mi ha descritto che cosa c’era e che cosa c’è.


La Fontana Piccolomini, innanzitutto, nota a tutti in provincia perché ritratta nella copertina dell’elenco telefonico molto tempo fa, ha una grazia e una levità inaspettate. E’ fuori dall’abitato, forse perché inizialmente servì per le antiche concerie del luogo, che imputridivano l’aria ma generavano introiti, e fu infine nobilitata e sbozzata. Fu allora (!?) che la cannella più alta fu riservata esclusivamente alle nobili labbra della famiglia Corvi, feudataria del luogo. Il mio anfitrione confonde secoli e personaggi, ma la leggiadra armonia di certe linee rimane impressa nelle iridi.20160501_113447
Questa piazzetta è sbassata rispetto al grosso di Piazza del Popolo, cui è legata da una scalinata in pietra. Le dà le spalle la suggestiva statua del bersagliere che si slancia verso l’avvenire e, con l’indice puntato, mostra la strada. Verso dove? Nessuno lo sa; pare, però, che si indicassero le terre irredente durante il primo conflitto mondiale.20160501_113536
L’altro simbolo di Fontecchio è la torre con l’orologio, che ospita una mostra fotografica e, dalle feritorie, qualche stretta panoramica sul paese. Poco prima della torre c’è il cancello dell’Associazione Pico Fonticulano, che ha invitato i Borghi d’Abruzzo: si salgono ripide scalette e ci si trova in un incredibile punto picnic ricavato sui tetti di Fontecchio.20160501_121312 Mentre ci ristoriamo al sole della fatica che solo i miei amici hanno fatto, mi ricordo sorridendo che il mio anziano accompagnatore mi aveva già preparato ai segreti di Fontecchio, raccontandomi storie boccaccesche di monasteri di frati e monache collegati da cunicoli sotterranei molto assiduamente frequentati.
E dire che oggi il ristorante nato nel bellissimo Convento di San Francesco invita, per altre vie, ai piaceri della carne.

Se hai gradito quel che hai letto, regalami un sorriso cliccando “mi piace” sulla mia pagina Facebook.

Nella pagina “I luoghi che ho visto” troverai tutti i luoghi che ho raccontato sul blog.

Per partecipare ai nostri Giroborghi, iscriviti gratuitamente al gruppo Facebook Borghi d’Abruzzo

Precedente Amok di Stefan Zweig (9/1001) Successivo La Cantina degli Antichi Mestieri ad Isola del Gran Sasso (TE)