Gradara (PU)

Ogni volta che, ben visibile dall’autostrada, appare il castello di Gradara, con la sua doppia cinta muraria, Marco incomincia a stuzzicarmi: “Scolorocci! Scolorocci!”
Ed io non riesco ad esimermi dal declamare i versi celeberrimi dedicati da Padre Dante a Paolo e Francesca, che proprio a Gradara conobbero l’amore e, con lui e per lui, la morte.
Negli anni quel “Noi leggiavamo un giorno per diletto” è diventato una sorta di passepartout per le vacanze: con Gradara si esce dal quotidiano, a Gradara si celebra anche il nostro amore.
Gradara è dunque un simbolo per noi e per tutti gli innamorati del mondo. Gli amministratori locali lo sanno bene e regalano al visitatore un borgo così bello da sembrare posticcio.

Il tappeto rosso posto all’inizio della salita che porta alla torre con l’arco, che era anticamente l’unica porta d’accesso alla città, svela subito l’impronta della gita: Gradara è una sorta di set fotografico, di pellerinaggio laico, concepita ad uso esclusivo del turista.
Il panorama migliore si gode dalla porta più a Nord, che si affaccia sulla riviera romagnola e ricorda a tutti di che posizione amena goda Gradara.

Porta di Gradara con vista sulla riviera romagnola

Basta deviare dal vialone principale per non orientarsi più: l’urbanistica antica non risponde alle esigenze raziocinanti della modernità.
Non troverai mai panni ad asciugare o negozi di ferramenta nel borgo antico, gremito invece di negozi di souvenir e ristoranti e alloggi.
Tutto è in vendita: l’ingresso alla rocca con fantastiche visite guidate “animate”, la passeggiata sulle mura, il piccolo museo sul Medioevo.


Nella ricerca di folklore spesso si esagera: nella chiesa di San Giovanni, di per sè piuttosto anonima, si contempla ad esempio un crocifisso “miracoloso” perché, si sostiene, il volto di Cristo cambierebbe espressione al cambiare dell’angolo di osservazione.
Gesù, secondo le guide, parrebbe ora sofferente, ora agonizzante, ora rasserenato nella fissità della morte.
A me non è sembrato.
A voi?

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