Ho sposato una vegana di Fausto Brizzi (7/16)

veganaCon Ho sposato una vegana, Fausto Brizzi consegna alla letteratura italiana un nuovo archetipo di donna saccente, bislacca, salutista, bellissima.
FIn dalle prime pagine ho pensato che Claudia Zanella, la moglie in questione, non avrebbe mai dovuto firmare la liberatoria, perché la satira di Brizzi fa strame del suo personaggio e il lettore, che non è ammaliato dai suoi occhi belli nè dalla passione folle del marito fedele, non può che considerarla una insopportabile rompiscatole, agli antipodi, per intenderci, con la deliziosa Chevuoichesia, la mai abbastanza apprezzata moglie di quell’altro gigante della narrativa italiana che è Francesco Piccolo.
Poi, però, sono passata a curiosare sulla pagina Facebook del libro e ho scoperto, con mia grande meraviglia, che la maggior parte dei lettori ha ammirato in Claudia un Virgilio in gonnella che guida saggiamente il penitente Dante/Fausto oltre l’Inferno dell’alimentazione sbagliata e il Purgatorio di  quella non corretta.

Ho risfogliato il libro e mi sono accorta che, fatta la tara dallo stile brillante di Brizzi, dalla sua verve nel raccontare, dall’empatia che suscitano le sue disavventure, Ho sposato una vegana è un vademecum per avvicinarsi alla concezione di vita vegana, pieno di curiosità (ad esempio, sapevate che solo gli animali che si nutrono d’erba hanno un intestino lungo come il nostro? Il carnivoro leone, ad esempio, ha un intestino lungo solo 3 metri, non 8 come il nostro: pare che la carne, nel lungo viaggio verso la digestione, ci imputridisca in corpo) e di gag divertenti (adoro il testimone dello sposo che, durante il pranzo di nozze più vegano della storia, si mise a spacciare mozzarelle di bufala, “la prova che Dio esiste e vive a Caserta“).
Per me i vegani continuano ad essere i nemici di Goldrake, extraterrestri crudeli che vogliono privare il mondo del conforto di salsicce e bistecche, (grazie, Brizzi, per questo ricordo riaffiorato dall’infanzia!), e al potentissimo antibiotico naturale propinato da Claudia (aglio e limone sobbolliti -mai cucinare oltre i 100° secondo l’ineffabile signora), con devastanti effetti olfattivi socio-inibenti preferirò sempre una tachipirina, ma è vero anche che, dopo la lettura del libro, ho prenotato una cena vegetariana in un rinomato ristorante aquilano, così, tanto per vedere l’effetto che fa.

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Su Fausto Brizzi leggi anche “Se mi vuoi bene” e “Cento giorni di felicità”

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