I clienti di Avrenos (G. Simenon)

La Turchia ti impregna l’animo.

Simenon c’è stato nell’estate del 1933 ad intervistare Lev Trotskji e non si è liberato da quel senso soffocante di dissoluzione e dissolutezza che, per esorcizzare, ha dovuto trasferire su carta.

La storia che fa da sfondo a “I clienti di Avrenos” è solo un pretesto: la gran parte del libro è invece un omaggio al kief, al dolce far niente, a quel modo tutto turco di vivere trascinandosi estenuati da un locale all’altro, alla pigra ricerca di un senso che sfugge.

Questo mondo livido ed estenuato è visto con lo sguardo dapprima straniante di Nouchi, straordinaria figura femminile di illusione e seduzione, volitiva silfide che diventa burattinaio di un gruppo di amici di mezza età e che alla fine si fa risucchiare dal taedium vitae e dalle contraddizioni del luogo fino a conformarcisi.

La viennese Nouchi incarna il potere del mouchi (l’organo genitale femminile in austriaco) e ottiene successi di ogni tipo con l’arma tipica di molte donne, quel misto di promessa e ritrosia, di allegria e mistero, che suscita nell’uomo un desiderio di compiacenza che porta fino alla follia.

Al polo opposto c’è Leila, ricca quanto Nouchi è povera, bella quanto Nouchi, con i suoi lineamenti irregolari e le sue cosce troppo ossute, è bruttina, irresoluta quanto Nouchi è determinata.

Non è mai una vera antagonista: non ha quel guizzo dell’anima che trasforma la bellezza in fascino, le manca quella voglia di vivere che attrae chiunque nella vita non abbia altro scopo che compiacere chi ne ha uno.

Gli uomini sullo sfondo sono anonimi, noiosi, i “clienti di Avrenos”, appunto, tutti uguali nella loro routinaria gara contro l’esistenza: “se non ci fosse stata la rivoluzione” siega Simenon “sarebbero stati ricchi e avrebbero sicuramente avuto un buon posto nell’esercito o nell’amministrazione. Non si rssegnano a fare un lavoro normale e preferiscono vivere delle piccole rendite che gli sono rimaste. Si annoiano, in questo mondo nuovo a cui non vogliono adattarsi.”

Anche Bernard de Jonsac, il compagno di Nouchi, non si stacca dallo sfondo e subisce le decisioni e le ambizioni della sua volitiva amica, portandola con sé in Turchia, dandole un nome e una posizione, inserendola come un cancro nel suo gruppo di amici, spinto non tanto dall’amore quanto dalla cieca arrendevolezza di fronte alla sicurezza di lei.

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