I love shopping a Hollywood (S. Kinsella)

I love shopping a Hollywood

Con Sophie Kinsella ho contratto un debito di gratitudine.

Soffrivo anche io di acquisti compulsivi e il suo primo libro, I love shopping, se non mi ha insegnato a ridurre le spese impulsive, mi ha trasmesso un messaggio lapalissiano solo in apparenza: per non andare in rosso “o spendi di meno o guadagni di più”.

Senza grossi successi, ma comunque con determinazione, ho sempre perseguito la seconda strada ed è stato un incentivo contro la pigrizia atavica che mi consuma. Ho letto con divertimento ogni tipo di “shopping”: a New York, col baby, con la sorella.

Per quattro anni, poi, le gesta della protagonista, Becky Brandon, divertente fashion victim, sono rimaste in sospeso: gli altri libri della Kinsella, che pure inondano periodicamente le librerie, non mi sono sembrati gradevoli come quelli della serie originaria. Era la vena ironica della scrittrice ad assottigliarsi o la mia voglia di risate disimpegnate a scemare?

I love shopping a Hollywood è stato la prova del fuoco e, al termine di una lunga e non sempre agevole lettura, ritengo di aver onorato quel debito iniziale e di poter senza scrupoli congedarmi dalla scrittrice.

C’è una regola non scritta che condiziona pesantemente le mie opinioni: la coerenza del finale. Un romanzo che si chiude nel momento topico, in pieno inseguimento di qualcuno, a un passo dal disvelamento di un mistero che, in maniera tra l’altro ridondante, ha minato molte pagine precedenti, è prova di assoluta mancanza di rispetto da parte della scrittrice, che, a corto di ispirazione ma non di ambizione, cumula ingredienti cercando di dar sapore alla trama ma poi non si preoccupa di farli digerire.

Confesso che non nutro troppa curiosità sugli esiti e che sono parecchio tiepida sulle sorte di Tarquin, uno dei personaggi peggio riusciti della Kinsella, un insieme kitsch di nobiltà, ricchezza ed ebetudine, e di Graham, il papà di Becky, inutilmente presentato come uomo saggio e, soprattutto in questo romanzo, spaventato dagli stessi scheletri di cui ha riempito i suoi armadi.

La Kinsella ha convocato ad Hollywood tutti i suoi personaggi, ma non riesce a farli interagire. Anche una lettrice fedele come me non fa altro che domandarsi: “ma questo chi è? Quando è comparso?”, dato che i romanzi passati sono stati divertenti, anche esilaranti, ma non certo indimenticabili.

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