I missili di Capo Coe

Mi sono buscata un raffreddore con i fiocchi, ma ne è valsa la pena.

Tra le molte sorprese che l’Italia riserva, questa non ha certo un posto di secondo piano: nel mezzo della natura più incontaminata, su un montagna verde e rigogliosa, improvvisamente ci si ritrova a strabuzzare gli occhi e a chiedersi: “Ma sono missili?”

Come in un film di fantascienza, puntano infatti verso il cielo terso di Folgaria tre missili verdi, che oggi appaiono più folkloristici che minacciosi: sono gli ultimi scampoli di quel progressivo riarmo che va sotto il nome di “guerra fredda”.

 

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Della breve visita agli hangar mi ha colpito soprattutto l’incredibile obsolescenza delle attrezzature: computer giganteschi, che occupano un intero carrarmato, avrebbero dovuto gestire la minaccia aerea godendo di funzionalità molto minori di quelle del mio Smartphone.

 

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Un video trasmette a ripetizioni le immagini dei lanci di prova: si crea la sensazione straniante di vedere allo schermo una realtà ovviamente identica a quella che ci circonda, ma pronta a trasfigurarsi quando i missili prendono vita.

Per empatia, lo sguardo dunque spazia verso il basso, dalle parti del parcheggio, dove c’è un insolito laghetto artificiale dalle acque immobili più che placide, e verso l’alto, fra i fitti boschi di conifere che nascondono ancora a giugno zone d’ombra rese candide dalla neve.

 

Created with Nokia Smart CamAl di là del monte, proprio a un passo da questa pace, impazza il moltiplicarsi degli impianti: mai visti tanti, tutti insieme, a tracciare una zona senza snaturarla. Il territorio di Folgaria (non ho cuore di chiamarlo altopiano, perché di pianura ne ho vista ben poca. Analoga sensazione mi ha invaso l’anno scorso ad Asiago: penso proprio che i cimbri debbano rivedere la loro idea di “pianeggiante”) è proprio “magnifico”, per mutuare il termine con cui battezzano la loro piccola comunità. Created with Nokia Smart Cam Created with Nokia Smart Cam

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