La trattoria Il Giaguaro a L’Aquila

Il giaguaro si è ammansito.
Me lo avevano anticipato in molti e oggi l’ho constatato con rammarico io stessa. Del locale rampante di un tempo è rimasto ben poco, forse solo il conto più alto della media aquilana, in parte giustificato, in passato, dalla posizione ottimale al centro di L’Aquila, ma sproporzionato oggi che la trattoria Il giaguaro si è trasferita al culmine della via più in salita di Coppito.
La cucina e il servizio sono invece sbiaditi come il logo sulle insegne.
La trattoria Il Giaguaro è un open space arredato in maniera tradizionale. Non mi è stato consegnato il menu, ma un cameriere ha snocciolato senza verve le diverse opzioni.

Ho scelto ravioli con ricotta e bieta, conditi con un sugo semplice al basilico.
Il sugo mi ha deluso: nessun profumo, nonostante la prateria di basilico sminuzzata sul pomodoro, tra l’altro acquoso oltre ogni dire.
I ravioli, riempiti molto parcamente, sembravano quasi maltagliati con sorpresa, tanto sottile era la striscia di ricotta e verdura che avrebbe dovuto animarli.
Anche nell’ossobuco la criticità maggiore era nel sugo, stavolta insaporito con un trito di carote che lo ha reso troppo dolce. La nodosità della carne era un rischio che sapevo di assumermi, richiedendo l’ossobuco, ma nessun boccone prelibato è capitato a compensare il prevedibile inconveniente.
I cavolfiori, saltati in padella con aglio e peperoncino, mi sono piaciuti molto.
Stavo apprezzando anche il tiramisù con i pavesini, nonostante la polvere di cacao amaro mi si spargesse sugli abiti appena alzavo il cucchiaino.
Poi, però, una serie di bocconi freddissimi ha paradossalmente smentito la freschezza del dessert e rovinato definitivamente il pranzo.
I 26 euro del conto, comunicati senza un sorriso e pagati nel silenzio, sono un ulteriore deterrente ad approfondire l’esperienza.

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