Il ristorante Il primo papavero di L’Aquila

WP_20160212_004Il ristorante Il primo papavero, un fiore risorgente fra le impalcature del centro, a due passi da San Bernardino, è la dimostrazione che anche a L’Aquila l’alta cucina è possibile.
Varcato il portone di ingresso, infatti, ci si trova immersi in un’atmosfera calda, moderna, che sa di futuro e odora di pulito.
Il bianco brillante alle pareti, gli accostamenti cromatici decisi nei tavoli, le sedie comodissime, i piatti, i bicchieri, le caraffe di forma insolita, la professionalità del giovane cameriere, che dosa bene il sussiego di un professionista consumato e l’entusiasmo di un ragazzo che crede nel suo lavoro, creano una bolla di confort che condiziona tutto il pranzo.WP_20160212_001

L’errore di base è stato il mio, che, ispirata dalla lettura di Ho sposato una vegana di Fausto Brizzi, ho acquistato un coupon valido per un menu vegetariano per poi invidiare tutto il tempo i carpacci e le bistecche degli altri tavoli.
Per molto tempo ho pensato che la mia antipatia per le verdure dipendesse anche dalla mia incapacità di cucinarle bene.
Se però anche i piatti proposti da Lorenzo Papola, il giovane ed esperto chef di Il primo papavero, non mi hanno entusiasmato devo proprio accettare il fatto che la dieta vegetariana non fa al caso mio.
Non è un caso che il cibo che ho apprezzato di più è stato un favoloso panetto appena sfornato, impastato con lo strutto e insaporito con semi di papavero, croccante al morso e morbido all’interno, che ho preferito anche all’ottima concorrenza, nel vassoio, di bocconi di focaccina altrettanto caldi, ma composti di farina, olio e sale.WP_20160212_007
Lo chef ci ha deliziato con una sorpresa iniziale: una vellutata di cannellini e ceci insaporita da gelèe di sedano e zenzero.
Da alcuni amici che ci avevano preceduto a Il primo papavero avevo già sentito parlare in toni WP_20160212_006entusiastici dei pomodori confit, cotti per due ore a 85° e impreziositi di spezie, che, assieme alle melanzane grigliate e a degli squisiti peperoni senza pelle costituivano l’antipasto. Peccato che io sia stata distratta tutto il tempo da un profumatissimo carpaccio di cavallo servito parallelamente a noi nel tavolo vicino. WP_20160212_008
La squisita chitarrina, cotta divinamente e insaporita con julienne di pomodori San Marzano essiccati e granella di noci, ci ha strappato qualche mugolio di piacere iniziale per l’affascinante contrasto tra il sapore acidulo dei pomodorini e la dolcezza dell’impasto. Ha poi raffreddato i miei entusiasmi il pensiero di quella pasta deliziosa immersa in un ragù alla bolognese.WP_20160212_009
Il secondo è stato un trionfo di odori: su una base di spinaci buonissimi, è stata infatti adagiata una scamorza arrosto tutta cosparsa di tartufo, vera gioia per la vista e l’olfatto più ancora che per il gusto.


Troppo sazi per apprezzare i contorni (patate arrosto e cicoria), ci ripromettiamo di tornare presto.
Da carnivori, però.

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