Incontro con Marco Malvaldi

Parlare di Marco Malvaldi senza usare i toni enfatici di un’adolescente alla prima cotta?
Praticamente impossibile.
Homo homini deus, si bonus est.
E Malvaldi è optimus.
La sua felicità di scrittura mi era nota da diversi anni, anzi ormai da qualche tempo cavillavo sul fatto che la sua vis comica si stesse esaurendo e che i suoi romanzi fossero costruiti come formule matematiche: efficaci, ma prevedibili.
Mi sembrava un limite.
Era un obiettivo.
L’ho scoperto solo adesso, leggendo, in preda alla nostalgia, il suo “Per ridere aggiungere acqua“, uno studio sulla codificazione dell’umorismo di cui, mi sembra, si avvalgono soprattutto i suoi romanzi.

Marco Malvaldi a L’Aquila

A L’Aquila, Marco Malvaldi si è posto come scienziato fra scienziati, con un brio rarissimo in certi consessi e con una chiarezza tale da coinvolgere anche me, che di fisica sono piuttosto digiuna.
L’occasione è scaturita dal conferimento del premio Asimov al suo saggio “Le due teste del tiranno”, scelto da una qualificata giuria di studenti, fra cui gli alunni del nostro liceo.
Sono arrivata all’auditorium dell’ente organizzatore, il GSSI, il Gran Sasso Science Institute, in leggero ritardo.
Quel che ho visto mi ha lasciato di sasso.
Possibile che Malvaldi fosse quel fusto in forma smagliante?
Che nessuna foto, men che meno le mie, gli renda neanche vagamente giustizia?
Che i lineamenti greci del suo viso si animino di intelligenza e arguzia senza perdere in eleganza?
Che la sua voce profonda non serbi quasi traccia del vernacolo che esibiscono invece i personaggi dei suoi romanzi?

Elogio della matematica
Quel che ho sentito mi ha fatto dimenticare gli apprezzamenti frivoli del primo impatto.
La lectio magistralis di Malvaldi è stata un lungo elogio alla matematica, che, computando elementi e sancendo equazioni, rende riproducibile ogni fenomeno, anche il guizzo di un calciatore.
Durante uno dei primi allenamenti di Zico all’Udinese, dopo un paio di traverse da punizione, il fuoriclasse brasiliano chiese che fosse misurata la porta.
Era più bassa di otto centimetri rispetto a quelle regolamentari!
Quello che noi chiamiamo talento è spesso solo ritmo e il ritmo ha coincidenze non solo etimologiche con l’aritmetica.
Così, Malvaldi getta fra scienze e arte un ponte che lui stesso percorre quotidianamente nella sua doppia natura di chimico e di narratore.

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