Incontro con Paolo Genovese

Paolo Genovese ha scritto “Il primo giorno della mia vita”, ma non è uno scrittore.
Semplicemente, ha sentito per la prima volta nella sua vita l’urgenza di raccontare una storia e ha scelto la via breve, quella del foglio e della penna, delle notti insonni e delle scelte solitarie.
Non sapeva che i personaggi nei film agiscono, nei libri vivono e si confidano.
Nei film hanno il volto, la voce, gli abiti di altri, nei libri parlano, vestono, pensano “come tu mi vuoi”.
Uno scrittore si innamora.
E Paolo Genovese è a tal punto innamorato dei suoi personaggi che vuol donar loro un pubblico vasto.

Il primo giorno della mia vita sarà un film
Per questo ne farà un film.
I 30.000 lettori che in cinque mesi hanno portato “Il primo giorno della mia vita” ai vertici delle classifiche di vendita equivalgono agli spettatori che in un giorno solo riempiono le sale cinematografiche italiane.
Le 300 pagine medie di un libro non equivalgono però all’ora e quaranta del film che se ne ricava: bisognerà fare tagli, operare distinguo.
Il regista che è in Paolo Genovese gongola: sa che dirigendo un film può portare l’attenzione degli spettatori dove vuole. Basta un’inquadratura, un particolare: quel che succede è nella pellicola, il resto sono solo illazioni.
Certo, i costi sono diversi.
Per ambientare un libro a Manhattan, per lui l’unico posto possibile per questa storia, che è di speranza e di magia, basta conoscere bene la città.
Per farne un film, bisogna confrontarsi con l’industria cinematografica più esosa del pianeta: quanto ti costa in un film portare la troupe sulla collina che domina lo skyline?
Fare buio e poi lasciare accendere e spegnere ad intermittenza le luci in migliaia di stanza?
Eppure è una scena cruciale: ogni luce che si accende è un barlume di felicità che si affievolisce subito dopo.
Secondo Paolo Genovese, la felicità non può essere un obiettivo (sarebbe disperante), ma un guizzo nostalgico che riscalda anche i momenti bui dell’esistenza.
Ecco, per me felicità è il ricordo di questo reading, ma anche l’attesa del prossimo.
Fino a quando ci saranno a L’Aquila iniziative come Scrittori in centro di Greta Salve difficilmente troverete serrate le tapparelle della mia finestra.

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