Incontro con Franco Arminio a L’Aquila

Non è facile essere Franco Arminio.
Non è facile avere successo se non hai anticorpi contro l’invidia e la cattiveria del mondo.
Non è facile rintuzzare le offese, archiviare con un sorriso le contumelie, se sei un animo buono, che ama i piccoli gesti quotidiani e il sorriso degli anziani e dei bambini.
Franco Arminio sdogana la poesia, la fa correre per le strade, la dona anche a chi non ha alle spalle anni di studi e invalidanti bagagli culturali.
E lo fa perché scrive dopo aver ascoltato.
Lo fa perché ha curiosità del mondo e rispetto per i sentimenti altrui.

Franco Arminio fra il suo pubblico

Franco Arminio non ti ammannisce mai un discorsetto precostituito di sicuro effetto, perché parla guardando negli occhi il suo pubblico, cercando le parole che possano raggiungere tutti e illuminare quelle zone d’ombra dell’animo che, riconosciute e non umiliate, per un po’ non ci fanno più male.
Come possono capirlo quei poeti elitari ed ermetici che, sopravvissuti al secolo scorso, giustificano la propria impopolarità bacchettandolo al grido di “chi vende più di mille copie non è un poeta, perché in Italia solo mille persone capiscono la poesia”?
Se anche solo dieci la capissero, in milioni la riconoscono quando se la trovano davanti, incarnata nello sguardo mite e nel sorriso sincero di Franco Arminio.
E allora anche a L’Aquila, “città del fregio e dello sfregio”, città ferita, città un tempo algida e superba, tutto è possibile, persino cantare, addirittura ballare per la strada, in un empito di vitalità della comunità provvisoria che ieri, davanti alla libreria Polarville, in Franco Arminio si è riconosciuta e si è sentita amata.

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A L’Aquila si balla dopo i reading di Franco Arminio
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