Incontro con Marco Proietti Mancini

20160917_194227Ascoltai Marco Proietti Mancini per la prima volta un anno fa.
Il suo mondo mi sedusse così profondamente che, per non perderlo di vista, lo avvicinai su Facebook.
Marco Proietti Mancini è attivissimo sul social network: lo usa, ma cerca di non farsene usare, ci spiega. E lo usa come una Polaroid, per fotografare momenti ed emozioni peregrine, destinate alla dissoluzione, nei ricordi come nell’etere.
Eppure in quel sapere liquido che sempre fluisce e mai sedimenta Marco Proietti Mancini si spiaggia imponente. Più di un’amica affascinata da certi suoi post da me condivisi mi ha chiesto in privato chi fosse quell’uomo bello e garbato le cui parole dimostravano una ferrea alleanza fra cuore e cervello.
Chi è Marco Proietti Mancini? Difficile dirlo perché sfugge ad ogni etichetta. 20160917_190744

Dello scrittore possiede la duttilità mentale, del libero pensatore il diritto a contraddirsi.
Non lo vincolano contratti capestro in editoria, non ha bisogno dell’approvazione di un pubblico vasto per sopravvivere. Con i proventi di un altro lavoro nutre il suo corpo; che la scrittura nutra e curi il suo animo.
L’incontro di ieri a Francavilla, con l’abile regia di una spumeggiante Carla Porcaro, è stato una seduta psicoanalitica collettiva.

Carla Porcaro dialoga con Marco Proietti Mancini
Carla Porcaro dialoga con Marco Proietti Mancini

Si è parlato di dolore, dolore fisico, dolore lancinante, invalidante, squassante, come quello provato dopo l’incidente dal protagonista del romanzo La terapia del dolore.
Se con questa etichetta si intende in ambito medico la fuga dal dolore, in Marco Proietti Mancini il dolore diventa soggetto di catarsi, perché va a curare la cinica superficialità di chi non sa riconoscere la felicità delle piccole cose.
La terapia del dolore, ci spiega Marco Proietti Mancini, fa parte di una trilogia incentrata sulla perdita. Lo scorso anno con Oltre gli occhi si è parlato della privazione dell’amore e della fuga medicamentosa.
Con La terapia del dolore la grande assente diventa la salute.
Con un terzo romanzo già abbozzato nella mente dell’autore verrà meno il lavoro, e con esso il senso di identità di chi ne viene privato.
A curare eventuali crisi di astinenza fra l’uno e l’altro libro, c’è sempre Facebook.

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