Incontro con Paolo Cognetti

Paolo Cognetti è uno degli ultimi.
Sono chiamati così quei montanari d’alta quota che vivono in villaggi abbarbicati sui duemila metri e hanno con la montagna un rapporto viscerale e simbiotico.
L’ha scelto lui.
Il destino lo ha fatto nascere in una famiglia di città e la passione per la montagna ha trovato piena e compiuta realizzazione solo dopo il successo letterario.
Per l’estate organizza un festival a casa sua: Il Richiamo della Foresta.
Spazio per camnpeggiare non manca; quel che non c’è è una ricezione tradizionale, fatta di alberghi e b&b.

L’Orchestra di fiati del Liceo Musicale Cotugno di L’Aquila accoglie Paolo Cognetti

Pare non accorgersi che ciò taglia fuori i tanti che amano la letteratura ma non le scomodità di una vita all’aperto. Per lui, anzi, il Monte Rosa, nella sua disperata bellezza, è troppo antropizzato.
Due ore di macchina e si raggiunge la metropoli.
Qualche chilometro e ci si imbatte in una pista da sci.
Esiste ancora un luogo che l’uomo non abbia plasmato a sua immagine e somiglianza?

Nicola Magrin con la mia comarella

La scorsa estate, Paolo Cognetti è partito alla ricerca della montagna perfetta con Nicola Magrin, famoso acquarellista che ha stretti contatti con Einaudi e che l’autore ha voluto per illustrare la copertina di Le otto montagne prima ancora di scoprire fra loro enormi affinità.
Non l’ha trovata sull’Himalaya, troppo frequentato, ma un po’ più in là, fra i monti di un Nepal brullo e selvaggio, in cui non bastano tre giorni di cammino per raggiungere questo o quel villaggio isolato fra i monti dall’assenza di strade.
Eppure anche quei montanari che si scaldano bruciando sterco di yak, che ignorano le comodità e i compromessi della civiltà, appendono sui muri delle loro povere casupole poster inneggianti al progresso.
Basterà una strada per portare il consumismo fin lì.
Basterà una strada perché si estinguano gli ultimi veri abitanti di montagna.
Paolo Cognetti sogna che questa strada non si asfalti mai e che mai più si aggiunga cemento alla montagna, a nessuna montagna.
Non è un irriducibile: propone che si manutenga ciò che è già stato fatto e che oggi versa in stato di incuria e di abbandono, ma che non si prosegua oltre nello scempio ai danni della natura.
E la passione con cui parla Paolo Cognetti suggestiona a tal punto che per un attimo la sua posizione sembra giusta anche a chi senza macchina non farebbe neanche cento metri.

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