Incontro con Paolo Mieli e Annalisa De Simone

WP_20160324_007Per presentare Annalisa De Simone, Paolo Mieli ha deposto la toga e indossato la vestaglia.
L’intimità fra i due è tangibile; nessuno ne fa mistero.
Paolo Mieli mostra di conoscere a fondo la scrittrice, quando le chiede, con un pizzico di malizia, come mai nella finzione biografica i personaggi più distanti dall’originale siano le donne della sua famiglia, molto più volitive nella realtà di quanto appaiano nel romanzo.
La risposta è in linea con gli studi di narratologia che le sono serviti per imbastire la trama: ad un personaggio forte, quello del padre, amato e temuto, va bilanciato uno più tenue, per evitare uno scontro di personalità che sposterebbe l’attenzione dall’io narrante, protagonista assoluto del romanzo.

Annalisa De Simone rintuzza le domande, interrompe, sottilizza con “Paolo” senza quella reverenza che il direttore di RCS suscita anche nei conduttori degli show televisivi. Mi sorprende la sua disinvoltura, di cui pure avevo avuto prova qualche anno fa, nel corso di un pranzo il cui ricordo è ormai cristallizzato nell’aneddotica amicale. Mieli 2 (2)

Eppure, Paolo Mieli, divertito e intrigato dalla forza polemica di Annalisa De Simone, che nel suo libro “prende a schiaffi” via Veneto e svela così bene cosa sia la seduzione, gioca a svelare le fragilità di questa giovane donna in apparenza d’acciaio.
Come ci si “tira a lucido“, ad esempio, quando si va nella propria città di provincia, bigotta e bacchettona, a presentare un romanzo, Non adesso, per favore, in cui il sesso non è certo componente accessoria? WP_20160324_005
Annalisa de Simone opta per un outfit casto, sebbene il pantalone palazzo e la casacca verde che indossa, ravvivati appena dai tacchi altissimi e dal trucco acceso, non nascondano la sua grazia da ex ballerina. Paolo Mieli lo nota con un sorriso: “è un omaggio a voi“.
E che ci si aspetta in una città particolare come la nostra, in cui il “nemo propheta in patria” è una religione e l'”esso quissu” una litania?
La paura che l’Auditorium fosse vuoto, nonostante la presenza incentivante di Paolo Mieli, ha popolato qualche notte insonne. Immaginare i due, Paolo Mieli e Annalisa De Simone, che passeggiano scaramanticamente attorno all’Auditorium col favore delle prime tenebre e non vedono entrare nessuno (infatti eravamo tutti già seduti in attesa) mi ha suscitato una certa empatia.
Ovviamente l’intero incontro non si è nutrito solo di confidenze: Mieli, che, tra l’altro, è nel CdA della Marsilio ed è quindi l’editore della De Simone, crede molto in questo romanzo, tanto da appoggiarne la candidatura al Premio Strega, e ha cercato di spiegarcene i punti di forza, sostanzialmente due: un’analisi approfondita del rapporto di coppia in una relazione gravata dalla differenza di età e di status (l’uomo che ammalia di giorno con la sua cultura e i suoi contatti, la donna che seduce di notte con la forza giovanile della sua bellezza) e un approccio al terremoto di L’Aquila non pietistico e non piagnone.
WP_20160324_004Bravi, aquilani, bravi“: si congeda così Paolo Mieli, dopo aver lodato la popolazione per il coraggio con cui ha affrontato i momenti di crisi, la risonanza mediatica e le promesse disattese che hanno paralizzato la ricostruzione e aver auspicato che la reazione dell’Europa all’ISIS sia coraggiosa come quella abruzzese negli ultimi sette anni. Forte di questa illusione, progetta di inviare un giornalista a L’Aquila per sei mesi, per mostrare all’Italia e al mondo l’ottimismo e la determinazione con cui si vive in una città terremotata.
Se lo farà, ne resterà, temo, assai deluso.

Sul terremoto di L’Aquila, leggi anche “Un paese di carta” di Laura Benedetti e “Ballata di un amore incompiuto” di Louis Philippe Dalembert

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