La cascata di Isola del Liri (FR)

Di Isola del Liri mi affascinava l’idea di una grande cascata al centro della città.
Ogni fotografia che la immortalava nel suo eterno fluire mi rafforzava nel proposito di recarmi in un borgo che, unico nel suo genere, poteva vantare una bellezza naturale di solito riservata a luoghi più appartati.
Isola del Liri mi ha deluso proprio per il motivo per cui mi aveva attratto: la cascata è in città.
E città significa smog, traffico, edilizia popolare, radi passanti frettolosi.

Isola del Liri è una cittadina che, conurbatasi con Sora, offre allo sguardo sgomento del turista solo cemento.
La cascata sta lì, negletta: il fragore del tuffo è zittito da quelli della strada, la bellezza dell’insieme è sovrastata dallo squallore del circondario.
Alla destra della cascata di Isola del Liri sta una stradicciola che a sua volta dà su certi vicolacci in abbandono, ulteriormente dequalificata dalla pessima idea di esporre in direzione del Liri una serie di “quadri” presumibilmente attribuibili agli alunni della locale scuola dell’infanzia.
A sinistra, subito dopo il municipio, risponde un bruttissimo edificio bianco panna.
Dove fermarsi in ammirazione della cascata?
Non sul ponte, trafficatissimo.
Non nell’edificio panna, che pure ha, trascuratissimo, un anonimo terrazzo in direzione della cascata.

Vicoli vicino alla cascata di Iola del Liri

Non (e qui siamo alla follia) sulle tre traballanti panchine in pietra della stradaccia di cui sopra, posizionate nell’unico punto in cui la vista della cascata è inibita da un muro sporco.
Non dal palazzotto signorile che costeggia il Liri fino alla cascata, nel belvedere superiore, perché è privato e non visitabile, emblema perfetto di una città che gira le spalle alla propria fortuna.

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