Izmir (Smirne)

WP_20150616_001Sono andata ad Izmir per capire il passato e ci ho trovato il futuro.

Dell’antica Smirne poco o nulla è rimasto: ghettizzato, quel poco, nell’ampia area archeologica recintata al centro della città o fra le mura del museo cittadino; ghettizzato e stridente con l’efficiente modernità che si sprigiona da ogni via.

L'Agorà (zona archeologica)
L’Agorà (zona archeologica)

Izmir è grattacieli, innanzitutto: tanti da far perdere il conto e tanto alti che al confronto i casermoni a otto piani che li circondano sembrano amene villette.

Dal porto lo sguardo si sperde nel cemento: case aggiunte a case e ancora case e sempre case fino alla cima di una collina, anzi due, anzi tre, anzi si finisce di contare prima che finisca Izmir.

Nell’effervescente vitalità degli abitanti leggi l’entusiasmo e la fiducia nel futuro che forse ebbero anche i nostri nonni all’epoca del boom economico: l’economia cresce, la città si modernizza, le bandiere turche sventolano ovunque a festeggiare la prosperità della città.WP_20150616_028

I terremoti e gli incendi che a più riprese la hanno annientata sono ormai alle spalle: Izmir non commemora e non ricostruisce, ma guarda avanti.

La storia è relegata ai musei, la vita trionfa nelle strade, intasate di traffico, sì, ma anche gremite di pedoni che non perdono il gusto per la vita all’aperto.WP_20150616_022

Un’ampia promenade proprio sul mare, con aiuole verde e piste ciclabili, congiunge il porto al centro.

CI spaventava il caldo, a torto perché, come abbiamo scoperto in seguito, una piacevole brezza che spira dal mare attenua l’afa e addolcisce i raggi del sole.

WP_20150616_005Per questo, ci siamo un po’ pentiti di aver acquistato, a 20 euro ciascuno, due biglietti per l’Izmir City Bus Tour, su un pulmino scoperto, dotato di auricolari e guida a sette lingue non sempre coordinata al tragitto da compiere.

In teoria si potrebbe scendere ad ognuna delle 17 tappe di cui si compone il tragitto per visitare ogni quartiere: in pratica l’autista non si è fermato se non, inspiegabilmente, per fumarsi un sigaro in cima alla collina, davanti al panorama spettacolare del golfo che luccicava fra le sagome dei grattacieli.

Nessuna menzione alla Moschea Blu che abbiamo costeggiato e che a me è sembrata bellissima; al contrario, grande enfasi concessa a statue moderne di non eccelso valore artistico posizionate al centro delle piazze.

La Moschea Blu
La Moschea Blu

I numerosi negozi hanno una netta impronta nazionale.

I vestiti in vendita, bellissimi, si compongono di fluide gonne lunghe fino ai piedi e di corpetti ricamati, i cibi sono quelli speziati di schietta tradizione locale. Tra le costruzioni si insinua il bazar: non capisco come la frenesia moderna della città possa conciliarsi con riti atavici francamente antieconomici come la contrattazione estrema, che mi frustra e mi scoraggia dallo shopping, con grande felicità di mio marito.

Tutto è modernità ed efficienza, dunque?

Parrebbe di sì, almeno ad ascoltare il testo proposto dall’Izmir City Bus Tour, organizzato però dal municipio di Izmir e non da privati; uno spazzino arrancante a piedi con l’enorme sacco di rifiuti ben aperto e un vecchietto che stentava ad attraversare la strada con una stampella in legno che da noi è stata deposta almeno cento anni fa mi lasciano pensare, però, che dietro le promenade, in quelle colline tutte cementificate, ben nascosta ai turisti, la miseria sia ancora di casa.

Se hai gradito quel che hai letto, regalami un sorriso cliccando “mi piace” sulla mia pagina Facebook

Precedente Guida astrologica per cuori infranti di Silvia Zucca (28/2015) Successivo L'estate infinita di Edoardo Nesi (29/2015)