Jane Eyre di Charlotte Bronte (45/1001)

Lo stereotipo Jane Eyre-governante non mi ha mai soddisfatto, non più di quanto lo avrebbe fatto qualunque altra etichetta possibile.
Jane Eyre, infatti, è orfana, collegiale, istitutrice, donna innamorata, mendica, ereditiera.
La sua essenza trascende le fasi della vita che lei si trova di volta in volta ad affrontare.
La sua figuretta snella si distingue in ogni situazione per un carattere indomito e per uno spirito ribelle che pure anela ad essere domato.
Per lei, però, amore e stima sono un binomio indissolubile; mancando l’uno verrà necessariamente meno anche l’altra.
Jane Eyre è attratta dalle personalità forti, ma la sua arguzia e la sua ironia le impediscono di restare veramente e totalmente irretita dagli altri.
L’inquieto, disperato Rochester è il suo alter ego: possente quanto Jane Eyre è minuta, energico quanto lei è fragile, titanico nella forza, nella caduta, nella redenzione.

Non è un personaggio di carta.
In lui, Charlotte Bronte esorcizza un suo grande amore, scrivendo per sé un happy end che il destino (o meglio la moglie dell’amato bene) le negò.
L’autrice, legata dall’anagrafe, dalla vita e dalla letteratura alle sue sorelle, volle poi creare una protagonista senza famiglia, tenuta a rispondere solo di sè e della propria adamantina coscienza.
A tratti l’oppressione religiosa schiaccia Jane Eyre e catechizza il suo memoriale: i lettori di oggi difficilmente approveranno i continui riferimenti al sacrificio, alla provvidenza e all’espiazione e non leggeranno l’incendio finale come necessaria catarsi di tutta la storia.
L’idea stessa di peccato differisce molto da quella contemporanea: oggi non si disapproverebbe l’adultera, ma si tratterebbe in maniera più umana la pazza, che, rinchiusa in prigionia domestica, sarebbe la vera vittima dell’intero romanzo.
I due algidi benefattori, Mr. Brocklehurst e St. John Rivers, che aprono e chiudono il romanzo, ci dimostrano che la carità è ben diversa dalla compassione e che amare astrattamente il mondo è più semplice che rispettare e onorare chi è concretamente a noi vicino.

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