La casa di Pascoli a Castelvecchio di Barga (LU)

WP_20150723_021La casa di Pascoli a Castelvecchio di Barga era la meta principale della nostra incursione in Garfagnana.

Negli anni le mie fantasie su questa dimora, acquistata con i soldi dei certamina olandesi e trasformata in santuario dalla sorella Mariù, si erano rafforzate fino a rendermela totemica.

La prima a parlarmene al di là dei libri di testo è stata, forse venti anni fa, la mia amica Filomena, che su Pascoli ha incentrato la sua tesi di laurea e che ha avuto la fortuna di visitare la dimora di Castelvecchio con il padre, il compianto Vittorio Monaco, il più grande poeta che abbia mai calcato la terra peligna dopo Ovidio.

Da lei ho mutuato l’immagine dei due lettini, quello di Pascoli e quello di Mariù, con gli schienali separati da una parete sottile e speculari fra loro, anime gemelle che divisero ogni sospiro al punto da legare al polso i due lembi di una stessa cordicina per seguire nel sonno i reciproci movimenti, pur soggiornando in due camere diverse.

Il sepolcro di Giovanni e Mariù Pascoli
Il sepolcro di Giovanni e Mariù Pascoli

Quanto fosse morboso i rapporto fra i fratelli Pascoli mi è stato chiarito dal bel I segreti di casa Pascoli, opera miliare dello psichiatra Vittorino Andreoli, che a lungo studiò i documenti di Castelvecchio di Barga e che ben descrisse la cappella di famiglia con il sepolcro a cui la scheletrica Mariù fece praticare un sottilissimo pertugio per poter accarezzare la bara del fratello. Anche nel riposo eterno i Pascoli si abbracciano, in una tomba familiare alla cui base, senza ornamenti, giace Mariù, mentre, più ampia e decorata, l’ultima dimora in marmo del poeta di Myricae trionfa in alto.

Panorama dal terrazzo
Panorama dal terrazzo

Poi c’è stato il terremoto.

Ogni volta che, sfidando la legge e la sorte, rientro nella mia povera casa squassata dal sisma, lo sguardo mi va al calendario, cristallizzato per sempre a quel nefasto 6 aprile: anche nella casa di Pascoli a Castelvecchio c’è un datario, dal 1912 fermo alla stessa data, quella in cui a Bologna terminò la sua esistenza mortale il grande poeta.

Lo scorso anno, infine, nella visita guidata alla dimora di San Mauro, il brillante anfitrione ha più volte fatto riferimento alla casa di Pascoli a Castelvecchio di Barga, l’unica a contenere gli arredi originali e addirittura i vestiti del poeta.

Immaginate dunque con quante aspettative ho progettato questa visita.

Il viale d'accesso
Il viale d’accesso

Neanche il caldo infuocato mi ha impedito di inerpicarmi a piedi per la salita d’accesso, per fortuna ombreggiata dai castagni, alberi del pane che donano cibo e calore ai poveracci, come li definì Pascoli.

Il biglietto di ingresso, 5 euro, ha dato diritto a una visita guidata concepita più come controllo (guai a far fotografie!) che come valore aggiunto.

La facciata della casa di Pascoli a Castelvecchio di Barga
La facciata della casa di Pascoli a Castelvecchio di Barga

In pratica, l’addetto si è limitato a dirci svogliatamente “Questa è la cucina e quella la sala”, troncando ogni curiosità con un secco “è tutto originale”.

L’unico lampo di interesse c’è stato nel mostrarci una bottiglia di Flos Vineae, il vino che Pascoli stesso aveva imbottigliato e che la morte gli impedì di aprire, oggi tutta impolverata su un tavolinetto insieme alle omonime bottiglie che, cento anni dopo, i giovani di Castelvecchio di Barga hanno deciso di riprodurre.

L’emozione più grande, invece, l’ho provata al cospetto dello studio del poeta, fulcro del piano superiore: ci sono tre scrivanie, una per le composizioni in latino, una per i Canti di Castelvecchio, una, più grande, per l’esegesi dantesca. Il poeta si spostava a seconda dei suoi interessi del giorno, mentre tutte e tre restavano ingombre di libri e manoscritti a tema.

Il terrazzo
Il terrazzo

Pascoli non si convertì mai alla macchina da scrivere, eppure fa bella mostra di sé l’esemplare che gli fu regalato a Bologna, munito di un solo tasto: da una raggiera con le ventiquattro lettere si selezionava volta per volta quella che serviva allo scopo.

Solo in terrazza, nella bella terrazza con bifore beneficata da un vento secco che ci ha ritemprato non poco, è stato possibile scattare qualche fotografia: nella selvaggia Garfagnana il panorama non è cambiato più di tanto da allora.

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2 commenti su “La casa di Pascoli a Castelvecchio di Barga (LU)

  1. Gianfranco il said:

    Ci sono stato nel 1989 in un viaggio con Francesca nella Lunigiana.Mi ricordo la bellissima città di Lucca , mi ricordo alcune ville della zona , mi ricordo un ponte di pietra su un fiume, mi ricordo le grotte del vento di Fornovolasco, mi ricordo un lago artificiale con un borgo sommerso dalle acque che sta ancora li .Ma l’emozione piu grande fu la casa del poeta Pascoli e soprattutto l’edera attaccata alla casa con una lapide di marmo che riportava una poesia di Pascoli sull’ultimo miele fatto con i fiori dell’edera che fiorisce nel tardo autunno.Mi ricordo che mi stavo a mettere a piangere…e a pochi km la città di Barga con la poesia “l’ora di Barga”.Benny c’è ancora l’edera?

    • Benedetta Colella il said:

      L’edera c’è ancora. Resiste da oltre cento anni. Siamo noi i mortali, i provvisori. Che bel tour organizzaste tu e Francesca! Grazie di aver condiviso i tuoi ricordi con noi.

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