La fattoria degli animali di George Orwell (39/1001)

La fattoria degli animali di George Orwell fu uno dei miei primi classici.
Molti compagni di classe lo odiarono; io, invece, mi innamorai così visceralmente dell’asino Benjamin, dello sfortunato cavallo Boxer e di quasi tutti gli animali, perché allora tali mi sembravano.
Le mie prime, confuse nozioni sul comunismo nacquero qui, quando la professoressa Ruggeri spiegò come con questo apologo se ne minassero le basi.
La portata eversiva del testo, però, mi appare in tutto il suo potere affabulatorio solo oggi, dopo la più goduriosa rilettura che abbia mai affrontato.
Non ho smesso di meravigliarmi un solo istante dell’esattezza delle parole, della progressione delle dinamiche sociali, della sapidità delle descrizioni, delle tipologie umane affioranti fra i vizi animali.

George Orwell, moderno Esopo, cela una mistura esplosiva nel racconto, apparentemente dimesso, di un tentativo di cooperazione sociale zoocentrica.
Jonas, il proprietario, è allontanato dalla fattoria: “L’uomo è la sola creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il signore di tutti gli animali“.
Chi sarà in grado di sostituirlo? Chi oserà replicare i suoi misfatti?
Tutti.
Non sono colpevoli solo i maiali, come pensavo di ricordare.
Sono colpevoli le pecore, che, con i loro slogan, rendono ottuso il pensiero.
Sono colpevoli i cani, la cui acritica fedeltà può essere dannosa, se mal riposta.
Sono colpevoli le cavalline come Mollie, che ripudiano la libertà per uno zuccherino e qualche nastro.
Sono colpevoli gli stalloni come Boxer, con lo stakanovismo dei loro “lavorerò di più”, perchè il lavoro è un valore se nobilita l’uomo, non se lo fa schiavo.
Il più colpevole di tutti, però, mi sembra l’asino Benjamin, perché capisce tutto, ma per ignavia o per viltà non fa nulla perché la situazione cambi.
E Palla di Neve, che tutti, pur stimandolo, si rassegnano a considerare nemico, è solo il comodo alibi perché i veri porci (di La fattoria degli animali e non solo) possano badare ai propri interessi.

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