La Garfagnana

WP_20150723_020La Garfagnana, così aspra e selvaggia, così gravida di poesia, ha incarnato le mie fantasie culturalporeutiche per almeno trent’anni, dalla prima volta che, al liceo, ne gustai la tragicomica ricostruzione ariostea a quando, nell’estate 2015, l’ho percorsa d’un soffio in una delle giornate più calde di una stagione caldissima.

Sarà stata suggestione, ma quando ci siamo fermati al ponte del diavolo, tradizionale ingresso da Lucca alla Garfagnana, l’afa si è dissolta e un venticello gentile ci ha accarezzato e refrigerato mentre percorrevamo il ponte e lo fotografavamo, entusiasti, da ogni angolazione.

Una costruzione così sghemba non si era mai vista, e a ragione!

In condizioni normali, un ponte con cinque archi disomogenei, che punta al cielo per poi rigettarsi in tre tonfi dall’altra sponda del fiume, cadrebbe d’un soffio. Qui, però, vociferano i Toscani, malelingue, c’è lo zampino niente meno che di Belzebù.

Il ponte del diavolo

Siamo ripartiti, dunque, e Marco ha avuto il suo gran da fare a tenermi a bada, perché avrei deviato verso ogni borgo, avrei raggiunto ogni anfratto, mi sarei interessata ad ogni casupola. La meta, invece, era Barga, la capitale morale della Garfagnana e la città del cuore di Giovanni Pascoli, alla ricerca del quale ci siamo mossi da Lido di Camaiore.

WP_20150723_031Mentre l’entusiasmo iniziale si stemperava in una tranquilla felicità, la Garfagnana perdeva ai miei occhi quell’aura di originalità di cui l’avevo ammantato.

Guardavo le montagne fitte di alberi, le strade che ogni guida turistica definisce tortuose e che, in confronto alle nostre, nell’Appennino abruzzese, sono superstrade, e mi accorgevo che la Garfagnana deve la sua reputazione di asperità e ferinità alla vicinanza con le belle città d’arte e mare, in confronto alle quali le sue selve si fanno selvagge et aspre et forti.

Di contro alla natura controllata, antropizzata, perfettamente fruibile di certe ville lucchesi eWP_20150723_030 di molti panorami di Versilia, i fitti boschi e le cime ripide di Garfagnana danno l’idea di montagna inestricabile, è vero, ma potrei senza sforzo indicare un centinaio di zone d’Abruzzo più boscose e impervie dell’elegante Garfagnana.

Qui, come al solito, sanno valorizzare quel che noi abbandoniamo sconsolati.

Prendiamo l’Isola Santa, meraviglioso borgo sul lago che oggi è albergo diffuso e che si specchia in acque terse tra alte cime e boschi rigogliosi.

Là per là mi ha entusiasmato e tuttora lo consiglio per un pomeriggio di assoluto relax, ma chi è andato fin lì per riscoprire la natura voltando le spalle alla civiltà ha decisamente sbagliato indirizzo.

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