La mia vita non proprio perfetta di Sophie Kinsella (7/17)

La mia vita non proprio perfetta di Sophie Kinsella è una boccata d’aria fresca nell’aria viziata di certe biblioteche.
Ha trama, ironia, leggerezza, morale e, per di più, si legge d’un soffio.
Sono tratteggiati due mondi paralleli: Londra e il Somerset, la metropoli e la campagna, ognuna con i suoi pregi e i suoi irresistibili difetti.
Chi vuole far quadrare il cerchio si dà al glamping, il campeggio glamour, raccontato qui in maniera leggera e irresistibile.
La protagonista, conosciuta a Londra come Cat e in campagna come Katie, vive le contraddizioni di entrambe le realtà e passa da un lavoro totalmente immateriale, quello londinese nel branding, ad uno manualissimo, fatto di letame da spalare, marmellate da preparare, camere da riassettare.

Non è la vita che vorrebbe, ma oggi è possibile traslocare in un pianeta in cui ognuno può abitare i suoi sogni: Instagram. Basta postare foto ammiccanti di comitive eleganti (che importa se non sono le proprie?) o di primi piani intensi (grazie al Photoshop) per sentirsi virtualmente invincibili.
E nascono le invidie.
Disse bene il Metastasio: “Se a ciascun l’interno affanno si leggesse in fronte scritto, quanti mai che invidia fanno ci farebbero pietà”.
E Demeter, l’inarrivabile direttore creativo, non sarebbe così odiata se i suoi tormenti fossero visibili come le firme prestigiose sui suoi abiti e e foto della sua famiglia felice in bella vista sulla scrivania.
La mia vita non proprio perfetta è il titolo che ognuno di noi potrebbe dare alla propria esistenza.
Con il suo stile scanzonato, Sophie Kinsella sfiora, leggera, argomenti complessi e porta il lettore alla redenzione senza passare per una sofferta catarsi.

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